Una poesia breve ma intensa, che colpisce per le immagini enigmatiche e il senso di smarrimento che trasmette. La casa diventa quasi il riflesso di un’inquietudine interiore, mentre quel tempo incolore lascia una sensazione di vuoto e sospensione. Pochi versi, ma capaci di suscitare molte domande e diverse interpretazioni. Complimenti all’autore!
La fragilità dei nostri progetti e delle nostre illusioni è ciò che più traspare per me da questi versi, così asciutti, privi di tenerezza e di lacrime, una constatazione che ha perso perfino la paura, tutta disciolta in quel tempo incolore che sbiadisce ogni stupore, ogni desiderio... la sua bellezza è in una tragedia annunciata senza emozione, linea piatta che rettifica ogni pretesa di poligonale aperta a qualche futuro improponibile...
Questa tua stupenda poesia, cara Illune, colpisce immediatamente per la sua intensa malinconia e per la precisione quasi cinematografica nel costruisce un microcosmo di forte tensione emotiva. Riesce a restituire con grande efficacia la fragilità del confine tra l'essere bambini e l'affacciarsi alla complessità (e alla durezza) della vita, dove la ricerca di sicurezza rischia di trasformarsi in una dolorosa chiusura in se stessi. Applausi.
In questa poesia abbiamo subito l'immagine di una bambina che ha in mano una coca, forse una bibita che sta bevendo tranquillamente, quando qualcosa attira la sua attenzione: poco più in là ci sono altri bambini, fermi, che la guardano. Non sappiamo perché la guardino, né che cosa sia successo prima. Sappiamo soltanto che lei si interrompe, non finisce nemmeno di bere. È come se, all'improvviso, si accorgesse di essere diversa dagli altri, di essere esclusa da quel mondo di giochi e di spensieratezza a cui vorrebbe appartenere. Davanti a sé immagina un futuro vuoto, senza corse, senza risate. Il vento le spettina i capelli, ma soprattutto sembra attraversarle la mente, portandole dentro una confusione e una tristezza che non riesce a esprimere. È un'immagine molto bella e dolorosa: il vento non agisce soltanto sul corpo, ma entra nei pensieri della bambina. A questo punto lei si volta indietro, verso la casa. Ed è qui che accade qualcosa di particolare. Per un momento le sembra di vedere la porta aprirsi e una donna che la chiama. Potrebbe essere la madre, la persona che dovrebbe esserci, che dovrebbe aspettarla e proteggerla. Ma quel «sembra vero» lascia intendere che forse non è davvero lì. È piuttosto il desiderio della bambina di avere qualcuno che la chiami, che la accolga, che le dica che può tornare a casa senza paura. La bambina vorrebbe correre dentro, ma non per giocare o per trovare un rifugio felice. Vorrebbe soltanto non piangere. E così l'ultima immagine è quella di una bambina che rientra nel buio e rimane in silenzio. È un finale che ci lascia una sensazione di grande solitudine. La casa, che dovrebbe essere il posto più sicuro per un bambino, non sembra esserlo. Fuori ci sono gli altri, ma lei non riesce a raggiungerli; dentro c'è un'assenza, forse proprio quella della madre, che nessuno può colmare. il titolo" Dolore periferico " fa pensare a qualcosa che si trova lontano dal centro, ai margini. Il dolore di questa bambina è proprio così: un dolore che non viene raccontato apertamente, che forse nessuno vede e di cui nessuno si prende cura. Un bel testo.Abbracci.
Hai colto e riprodotto in modo magistrale questo senso di smarrimento, senza apparenti prospettive e senza aiuto. Una figura indifesa e isolata che fa tenerezza. Sempre brava, cara amica Illune! Un abbraccio.
È proprio così, Sir: ho cercato di rappresentare la scena che mi era rimasta in mente, così come l’ho vista, per caricarla del mix di emozioni che mi ha comunicato, creandomi un senso di desolazione e ineluttabilità difficile da esprimere a parole… da quello che dici, sembra che ci sia riuscita, grazie mille!
Come sempre, riesci a cogliere le sfumature più recondite di un testo, cara ninetta! Come dici tu: “Il dolore di questa bambina è proprio così: un dolore che non viene raccontato apertamente, che forse nessuno vede e di cui nessuno si prende cura.” Così, dopo averlo scorto in un attimo lungo come ore, spero di averlo rappresentato con le parole giuste… un ringraziamento e un abbraccio.
Il senso di smarrimento che hai colto nei miei versi, Poe, ha colpito anche me, così intensamente da non abbandonarmi più… è durissimo vedere la solitudine negli occhi di una bambina indifesa e vulnerabile! Un abbraccio