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I 'casi' della vita
Pubblicata il 10/07/2026
Avevo quasi quarant'anni, i miei genitori erano separati, i miei due fratelli stavano ognuno per conto proprio, e io vivevo con mia madre in un appartamentino, nella periferia romana popolare, ma dignitosa, e ben servita dalla Metro.

Nello stesso stabile viveva un'incredibile pezzo di fic@ russa, ma, dall'accento, penso piuttosto ucraina. Era alta, bionda, gran bel viso, non da Barbie-Girl, fisico statuario, tette naturali, grandi e sode, ma non eccessive, un addome splendido, che nella bella stagione lasciava sempre in vista. Era veramente una topa rara, avrebbe potuto propiziare la sborr@t@ collettiva d'un reggimento intero, senza nemmeno essere sfiorata. Sarà stata sui ventisei-ventisette anni.

Io ero sensibilmente più grande, un uomo robusto e grasso, più robusto di come sia ora, e meno grasso, ma comunque robusto e grasso, più basso di lei, quando calzava scarpe con un minimo di tacco, dall'incipiente calvizie, i capelli, in parte grigio topo, sempre disordinati e sporchi, come la barbaccia, d'una sciattezza e trasandatezza nel vestire che pareva acchittata da un'esperta guardarobiera di Cinecittà, per esigenze sceniche. Inoltre, se ormai non tocco alcool da almeno 15 anni, allora ero spesso imbriaco come una zucchina, e si vedeva, e si sentiva. Insomma, un cesso d'uomo, e basta, senza se, e senza ma.

Non avevo mai minimamente approcciato questa succulenta bistecca di sorc@, ne tantomeno lei me.

Accadde che mio padre venne a mancare. Io ero un impiagato, mia madre una docente di chimica con una buona pensione, ma quello ricco era mio padre, per cui, tra contanti, titoli, ed immobili, anche dividendo per quattro, c'era da ereditare una gran bella cifra ciascuno.

Mia madre era solare ed espansiva, quanto io cupo e diffidente, e si vede che chiacchierò un po' troppo con la portiera e le vicine.

Oppure sarà stato un caso, ma comunque questa topona improvvisamente cominciò a ronzarmi attorno in tutti i modi, voleva conoscermi, e, insisteva, malgrado io mi mostrassi entusiasta quanto un becchino nell'esercizio delle sue funzioni, e finzioni.

Parcheggiavo la moto sotto casa, quasi davanti ad una tintoria, e a volte la nipotina della tintora mi dava parola, mi domandava: "dove vai? Da dove vieni?". Ed altre sciocchezzuole. Era una bimbina graziosa e spigliata, che, seppur sotto l'occhio attento della madre e della nonna, stava crescendo per strada, chiacchierando con tutti. Un giorno in cui stavo parlando con la bimba, si avvicinò a noi la slava, mezza nuda, e si rivolse alla pargoletta con voce melata: "Giadina ...", e poi non ricordo che c@zzo disse, ma era evidente che sperava che io m'accorgessi di lei, e attaccassi bottone, invano.

Era talmente evidente, che quando mi diressi verso l'ingresso della palazzina, la ragazza mi seguì, e la bimba, con occhi malignetti, che la fecero sembrare molto più grande, ed un sorrisetto, le chiese: "vai col signore?".

Prendemmo insieme l'ascensore, in un silenzio da inverno nella tundra siberiana.

Da allora cessò di interessarsi a me, e nemmeno ci salutavano.

Dopo un po' vidi che girava con un giovanotto italiano più vicino alla sua età, e alla sua venustà.

Dopo un paio d'anni cambiammo casa, mantenendo la proprietà del vecchio appartamentino, per cui ogni tanto passavo, per la posta, e per controllare casa.

Una volta incontrai la slava, ignorandola. Spingeva una carrozzina con un pupo dentro, e appariva non poco imbolsita, e abbrutita, penso a causa del parto. Mi buttò praticamente la carrozzina sugli stinchi per fermarmi, e dovetti ricorrere a reminiscenze calcistiche, per evitarla, saltarla, e tirare dritto.

Ricordo che pensai: 'ma se s'è sposata, e ha partorito pure un figlio, ormai da me che c@zzo può volere? È miope, e m'ha scambiato per Rodolfo Valentino?".

Solo dopo mi venne in mente un ipotesi alternativa: poteva anche essere che, cercando di incul@re qualcuno, fosse rimasta ingallata lei, fosse stata sf@ncul@t@ dall'inseminatore, il quale, svuotatosi ampiamente le pallacce, non voleva rogne, e fosse nella merd@ fino al mento. Non lo saprò mai.

Non ho mai avuto un figlio, mai saprò cosa si prova, ma, adesso che sono manzo, ringrazio mille volte Dio di non averne generati senza amore reciproco tra toro e vacca.

Ma perche' queste 'Ave Olga, sorc@ plena', venendo da un paese straniero povero, e volendo cambiare vita, basandosi sulla propria avvenenza, quando sono ancora freschissime non si mettono a fare direttamente le puttane nei Night Club, accumulando il più possibile, e, dopo dieci anni di dieta c@zzolina, non tornano al loro paese con un bel gruzzolo, che lì poi vale molto di più, e ripartono da zero, incipit vita nova, si comprano casa, aprono un'attività? So di una che l'ha fatto, ed ora prospera, con un'agenzia che mette in contatto Zoccolette slave, che cercano di apparire studentesse, e coglioni italiani, specie molto diffusa nel Bel Paese. Maahhh!! ;-)
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