La prima cosa che mi ha colpito di questa poesia è l'ostinazione per i numeri, cinquanta ripetizioni, poi otto ed altri cinquantasei laghi, infine l'attenzione si ferma su sette grappoli, poi soltanto singoli oggetti, un portaombrelli, un viaggio, un piatto... e un gioco d'azzardo tra una castagnata e l'altra... I numeri mi affascinano sempre ma qui è intrigante soprattutto l'atmosfera di un autunno incipiente, meno dolce di come potrebbe essere tra Tirreno e Appennino (questa è solo una mia sensazione...), fatta di suoni secchi e aspri che si addolciscono qua e là prima di spegnersi, di ombre e colori in contrasto con la quiete di una sera precoce dove si consuma un rito poco affettivo... Nel complesso mi arriva una certa tristezza, di qualcosa che si conclude senza fremiti o tremiti, di cui lo zerbino è geniale metafora. Mi rimane un interrogativo: a cosa servono quei numeri? rappresentano età, distanze, dimensioni?
La Rosa citata è quella dei Venti, tra i principali ed i secondari convenzionalmente se ne annoverano nel complesso 64.