Bellissima, ecco così dicevo. La leggi e non ti accorgi che finisce. Ciao.
Esprimi bene l'aridità di questi tempi materiali , ma non credo che l'anima possa essere di vetro né che possa scappare , forse assorbe sensazioni e poi le rielabora e te le trasmette . Bravo Poe ùeos
Molto bello questo attraversamento del dolore come materia concreta. Ed è davvero forte la chiusa che sembra un ritorno necessario alla protezione dopo l'esposizione dell'anima. Come sempre e più di sempre!
Molte grazie Ale. Felice che tu abbia trovato oltre al gusto anche la forma. Ciao
Cara Eos, un'anima assorbe la stessa materia che la contrasta ma essendo solida e compatta è in grado di schiacciare le asperità. Grazie cara per il tuo intervento. Un abbraccio.
Come vedi, cara amica Silia, si possono modernizzare gli inchiostri. Grazie molte, come sempre... un abbraccio.
è molto straniante questo cammino di vetro che dal vetro torna alla sabbia, origine non ancora depurata di tutto quel vetro che ha incorporato l'anima! Ma le ferite restano aperte anche se l'anima vuole proteggersi con qualcosa che la isola pur di recuperare il suo ruolo di comando... che siano di pelle o di tessuto, le scarpe sono un corpo estraneo rispetto al vetro, forse il recupero di un'identità perduta e miracolosamente ritrovata in un ritorno alla natura, con tutte le sue impurità, le sue lacune, la sua fragilità... ecco il senso di tutta la storia: non si può pretendere con un atto di orgoglio che l'anima ci renda immortali! Un pensiero profondo, irto di metafore molto appuntite...
Grazie cara amica Illune, hai coronato a meraviglia i miei versi. Un abbraccio.
Caro Poe, la tua poesia è il diario di una guarigione attraverso la vulnerabilità.È un cammino ritmico e millimetrico che va dal crollo alla tregua.Sei speciale amico mio.
Ti ringrazio cara...mente! O Martinamente, che dir si voglia. Qual ritorno, amica mia...