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Pubblicata il 21/02/2006
Attendo dietro queste sbarre gelide,
tra un colpo di manganello nel fianco
e un calcio ben piazzato nello stomaco.

Muto, senza bisogno di piangere
o gridare per il dolore
che si spande sulla pelle.

La pena che ho da scontare
và oltre questo dolore fisico,
questi lividi sul petto
e le cicatrici sul volto.

Rimarrà di me uno scheletro,
dato in pasto al terreno paterno,
scordato sui monti freddi ed aridi
che continuavo a sfidare senza resa.


La puntura non è che un sollievo,
un solleticare fresco nel cervello
prima che faccia buio...

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