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Pubblicata il 09/12/2005
E' inutile il mio volo,
le ali pesanti di pioggia
a tratti non reggon le correnti
che dolcemente mi sballottano
in un universo sconfinato.

Ed io marinaio ormai vecchio,
ritorno da te mio porto quieto.
Il mare in tempesta e(') tutto il mondo traverso
che mi viene contro.

Il silenzio, il triste e dolce silenzio,
il silenzio che perfora il cuore,
che mi buca la pelle,
il silenzio che c'è tra gli occhi e le labbra secche,
il silenzio che voglio sconfiggere.

Presto ti chiamerò amor mio,
più presto, farò in fretta,
solo il tempo di codificare il codice del cuore
e tutto questo sarà... saremo... siamo stati...

Scusa...
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...non è mai troppo presto questo lo so, vi sono voci che non arrivano mai quando vorremmo ed un minuto più tardi è un'eternità. Ci sono parole che dette fanno sempre male, come chiedere scusa all'amore, come stare in silenzio davanti all'amore. Poesia dalla voce rotta dal pianto e trattenuta tra le costole. Magari lei aspetta ancora...

il 10/12/2005 alle 00:14

accorgersi di avere le ali pesanti e stanche per un marinaio che vorrebbe spiccare il volo, anche solo per poco, può avere un solo risultato,
decidere di tornare al suo porto quieto ma sicuro.

L'ebbrezza del volo però resta... ed è quella che ci fa pensare al futuro e vivere al passato.

Bella poesia Yadrin, molto sofferta. un abbraccio Gioia

il 10/12/2005 alle 10:00

la persona amata come punto di riferimento,il faro che ti indica il porto, la tua casa sicura.

il 11/12/2005 alle 02:36