Il tempo versa il suo veleno d’oro
sulle colline stanche dell’autunno,
mentre il silenzio, ospite notturno,
spegne la luce nell’antico coro.
Un’ombra scivola sui marmi algenti,
dove la rosa ha perso il suo splendore,
resta il profumo impresso nel dolore,
lamento blando ai calidi elementi.
Specchi specchianti l'ansia del tramonto,
acque segrete in cui si perde il giorno:
l'anima ascolta, senza più ritorno,
il freddo rintoccare del suo conto.
Svanisce il sogno nella nebbia tesa,
l’ultimo raggio muore sulla via;
resta soltanto la malinconia,
come una lampada nel vuoto accesa.
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