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Pubblicata il 15/07/2026
Non ti ho mai chiesto
se mi ami...
e può sembrarti incomprensibile
quando, in un batter d’ali
si consumano parole

Da questa grande isola
dove si scaglia la follia del mare
e il cielo investe gli occhi di grisaglie
guardo l’orizzonte
e vedo il mondo che vorrei

- Con le dita plasmo il mio destino

“Non esistono distanze
e il tepore dei baci non è immaginazione”
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Caro Gabry, il tuo è un senso di pace sentimentale desiderato! Non ho mai chiesto nulla del genere a una donna. Loro sì, me lo hanno domandato! Non mi ricordo più cosa ho risposto! Un abbraccio!

il 15/07/2026 alle 16:58

A una prima lettura questa poesia sembra parlare di un amore lontano, ma in realtà racconta qualcosa di più profondo: il modo in cui l'essere umano costruisce il proprio mondo interiore. L'incipit, «Non ti ho mai chiesto se mi ami», è significativo perché rinuncia alla ricerca di una conferma. Il sentimento non viene fondato sulle parole dell'altro, ma sulla forza della propria esperienza interiore.L'isola è una delle immagini centrali del testo. Può essere letta come il simbolo della solitudine, ma anche della condizione esistenziale dell'uomo: ciascuno vive su un'"isola", separato dagli altri e tuttavia costantemente rivolto verso un orizzonte che rappresenta il desiderio, la speranza e ciò che ancora non possiede.Da un punto di vista filosofico, la poesia suggerisce che la realtà non coincide soltanto con ciò che possiamo toccare. Quando il poeta scrive «Con le dita plasmo il mio destino», afferma la capacità dell'uomo di dare forma alla propria esistenza attraverso la volontà e l'immaginazione. È un'idea che richiama l'esistenzialismo: l'essere umano non è semplicemente ciò che gli accade, ma anche ciò che sceglie di diventare. L'ultimo verso, «Non esistono distanze e il tepore dei baci non è immaginazione», apre un'altra riflessione. La distanza geografica viene superata dalla memoria, dal desiderio e dall'intensità del sentimento. È quasi un'affermazione fenomenologica: ciò che viviamo interiormente possiede una sua verità, indipendentemente dalla presenza fisica dell'altro. So che ami Fernando Pessoa, il legame con lui appare soprattutto nell'importanza attribuita alla vita interiore. In Pessoa il mondo esterno è spesso meno decisivo di quello che la coscienza costruisce dentro di sé. Anche qui il paesaggio non è una semplice descrizione della natura: il mare, il cielo e l'orizzonte diventano immagini dell'anima. Si può ricordare una celebre intuizione di Pessoa: «Il poeta è un fingitore». Non nel senso della menzogna, ma perché la poesia trasforma l'esperienza vissuta in una verità più profonda. Si possono cogliere anche echi di Giacomo Leopardi, soprattutto nello sguardo rivolto all'orizzonte come luogo del desiderio e dell'infinito, e, per certi aspetti, di Eugenio Montale, dove il paesaggio non è mai solo paesaggio, ma riflesso di una condizione esistenziale. In definitiva, questa poesia invita a riflettere su una domanda fondamentale: ciò che rende reale un sentimento è la sua presenza concreta oppure la forza con cui lo viviamo dentro di noi? Il testo sembra suggerire che la realtà dell'amore non dipende dalla vicinanza fisica, ma dalla capacità dell'animo umano di custodirlo e di renderlo vivo anche oltre ogni distanza.Bellissima poesia, complimenti! un abbraccio.

il 23/07/2026 alle 00:45

grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee... ti voglio bene. sai rendere delle semplice parole, un'enormità... Le tue riflessioni sono preziose; ci spogliano e dalle parole, esce tutto il nostro nascosto.

il 28/07/2026 alle 16:19