Mi sovviene una riflessione filosofica sull'inconveniente quotidiano quando si trasforma in un'allegoria della diversità e dell'incomunicabilità. La tua poesia si chiude con un quesito aperto: è più destabilizzante l'anomalia di chi si isola e devia dalla norma, o l'insensibilità della "normalità", che prosegue dritta senza accorgersi del disagio e dell'inquieta vitalità di chi è diverso? I miei rispetti, Illune!
Grazie della lettura, Sir! Saluto te e quanti ancora leggeranno, perché mi prendo qualche giorno di vacanza tra le brume scozzesi... ma farò il possibile per passare di qui e leggervi ogni tanto. Un saluto a te e a tutti.
Prof! Ho fatto un pò di fatica con questa tua! Molto particolare, una riflessione molto profonda che nasce da un " fuori posto" del quotidiano. Ciao Silva!
Grazie Vanessa, mi fa piacere la tua attenzione e il tuo apprezzamento!
Nasce veramente dal profondo questo pensiero, Silia... sapessi quante volte mi succede, proprio laggiù, in un angolino remoto quasi irraggiungibile! Mi dà tutto il tempo di ragionarci sopra! Un saluto dal Marco Polo di Venezia
l'atteggiamento di chi crea disturbo è una direzione presa, una scelta. l'indifferenza della normalità che non si accorge dei disagi è intollerabile anche se pare atteggiamento innocuo. bella domanda ... un abbraccio.
E bella risposta... già implicita nelle tue parole! Grazie, un abbraccio