Un bel testo e, con la mia biro, perché i calamai sono vintage, ti riconosco come posso il merito. Bentornata Silvia con l'augurio di una presenza costante.
Grazie Ancient, molto gentile. Me lo auguro anch'io, benché la costanza non sia esattamente una mia caratteristica. Buona giornata
Grazie molte Mary! Sono contenta che ti sia piaciuta Un saluto a te e buona giornata
c'è tanto cuore ma anche tanta amarezza nei tuoi versi, Silia. Tutta l'inutilità dei tentativi di far qualcosa destinato ad una insostenibile temporalità è il sintomo di un calo dell'energia vitale, della voglia di vivere, della tua voglia di vivere! ma il fiore secco della chiusa ha un anelito di eternità, di qualcosa che dura per non farsi dimenticare... massima attenzione: il tuo anelito d'infinito non deve in nessun modo farsi condizionare da chiunque possa farti balenare l'idea di una promessa "per sempre"! Trovo la poesia davvero splendida, ma pericolosa...
Mia cara amica, il testo che ho scritto non deve ingannare. L'energia e la voglia di vita c'è! Se sono tornata così presto è perché mi mancava questo posto e anche perché sono in pace con me stessa. Nessun pericolo Grazie cara, buon fine settimana
Tutto è coerente, tranne quell'erba che andrebbe tagliata, visto che è una fatica inutile vederla crescere! Che mi combini? Eh Eh Eh! Saluti docili!
Ciao Sir! Sono contenta di ritrovarti. L'erba la dovrei tagliare veramente! Ma che fatica inutile! Dopo 3 gg siamo punto e a capo! Ah ah Una felice giornata!
Il tuo testo può essere letto in modo molto convincente alla luce della poetica di Cesare Pavese, soprattutto per il modo in cui intreccia memoria, oggetti quotidiani e una forma di dolore che non cerca soluzione ma permanenza. la memoria non è mai semplice ricordo: è qualcosa che ritorna come presenza concreta, quasi fisica, ma non pacificata. Nel tuo testo questo emerge chiaramente: “compravo frutta lucidata da esporre in tavola. / dentro era marcia.” Qui si può leggere un’eco pavese: l’apparenza ordinata del mondo che nasconde una verità più oscura e scomoda. spesso, ciò che è “bello” o “messo in scena” non coincide mai con ciò che è autentico.Ancora più vicino a Pavese è il tema della ripetizione dolorosa e del ritorno del passato: “mi sono persa così tante volte / che la strada giusta non riconosce più i miei passi.”’l'esperienza non insegna a uscire dal dolore, ma semmai lo rende più riconoscibile...."ho ferito / per dare pace al rumore / nel traffico impazzito dei pensieri.”può essere letto in relazione alla visione pavesiana della sofferenza come qualcosa che non si risolve nell’azione, ma che spesso si scarica in gesti imperfetti, mai pienamente giustificabili. Pavese non moralizza: osserva la frattura tra intenzione e risultato, tra bisogno interiore e conseguenze reali. Infine, il finale: “forse ne raccoglierò uno / e lo lascerò seccare / per non dimenticarti.” è profondamente vicino alla poetica della memoria in Pavese. In molte sue pagine, ricordare non significa conservare intatto, ma lasciare che qualcosa si trasformi fino a diventare traccia. Il fiore secco è proprio questo: non la vita trattenuta, ma la vita che resiste come residuo.Molto bella questa poesia.L'ho voluta commentare come se fosse una sorta di dialogo con Pavese prchè molti nuclei della tua poesia ricordano i suoi.Abbracci Silia
Algoritmo quantistico di dolore, avvezzo alla solitudine interiore.
Che bel commento Ninetta! Mamma mia! In effetti in giovane età ho letto tanto di Pavese, evidentemente qualcosa è rimasto dentro la memoria. Un caro saluto e grazie mille
Ciao Elfo, che frase interessante e particolare...bellissima . Grazie infinite!