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Pubblicata il 27/05/2026
Non ha contorni di marmo né incenso che ne celebri l’attesa.
Abita il rovescio delle palpebre,
il solco che l’unghia lascia sul palmo
quando cerchi di trattenere un pensiero.

È il custode delle chiavi mai girate,
il sovrano di ogni strada interrotta
un metro prima della svolta.

Non vive nel grido, ma nella vibrazione
di una corda che si spezza senza aver suonato,
nel calore residuo di un’orma
che la polvere si affretta a tradire.

Nessuna preghiera lo raggiunge:
il suo nome è fatto di vocali mute,
scritte con l’acqua sulla superficie del ghiaccio.

È la nostalgia di ciò che non hai mai vissuto,
il riflesso di un volto che non ti appartiene
dal fondo di ogni bicchiere vuoto.

Non promette salvezza, ma deriva:
l’eco di un passo in una stanza deserta,
il punto bianco dove la vista si arrende.

Lì, dove il senso si sfarina,
egli siede sul trono dell’impossibile.
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Non mi soffermo nell'analisi minuziosa dei vari passaggi del testo, provo a cercarne la radice. A sensazione predomina il solco di draga che solleva detriti, come una raccolta indifferenziata. Cumula e raccoglie "oggetti interiori" a nostro giudizio poco rilevanti e disperde quelli di valenza. È uno sfacelo traumatico (interiore ed organico) che rende impossibile ogni ricostituzione allo stato precedente. Molto notevole. Ancient

il 27/05/2026 alle 10:42

Io mi accomodo nei tuoi versi per ammirare l'archeologia dei tuoi scavi interiori, i cui reperti sono reliquie graffiate dall'anima. Un caro saluto.

il 27/05/2026 alle 13:47

È un'elegia dell'incompiuto e del potenziale non realizzato. Un'entità invisibile che regna su tutto ciò che è rimasto a un passo dal compiersi: le decisioni non prese, i percorsi interrotti a un metro dalla svolta e i desideri che svaniscono prima di manifestarsi. ?Non c'è spazio per la consolazione o la salvezza; la poesia descrive quella nostalgia sottile per le vite mai vissute, che abita nei silenzi e nei vuoti dell'esistenza, fino a svanire dove la mente non riesce più a dare un senso alle cose.

il 27/05/2026 alle 14:27

Cari amici, viandanti di questo spazio.Questo "Apocrifo dei mancati ritorni" è, per me, l'ultimo passo prima della svolta. La vista si arrende al suo punto bianco e la salute impone il silenzio.È tempo di congedarmi da questo luogo di pensieri condivisi.Il mio ringraziamento più profondo va a voi, che avete saputo abitare i miei versi leggendovi l'archeologia degli scavi, i detriti del trauma e l'elegia dell'incompiuto. Mi scuso se troppo spesso non ho risposto o non ho reso il giusto tributo ai vostri brillanti lavori: la cecità è un muro che isola, e il tempo un custode severo.Se queste parole hanno trovato una via per non morire con me, lo devo unicamente alle mani e agli occhi di mio nipote. È lui che ha prestato la sua giovinezza al mio buio, traducendo i miei crolli interiori in segni su uno schermo, liberandomi dall'invisibile. Ora è giusto restituirgli il suo tempo e liberarlo da questo compito.Vi lascio così, sul trono dell'impossibile,grato per la vicinanza e per ogni frammento di anima che abbiamo scambiato sulla soglia del vuoto.Con profonda stima e commozione,William (e il suo giovane scriba).

il 27/05/2026 alle 15:58

Ci sono momenti dell'esistenza in cui a pesare molto più dei meriti o degli errori fatti è ciò che non si è potuto o voluto fare. Perché per ogni cosa c'è un suo tempo adatto, nessun istante torna indietro o sarà uguale ad un'altro. È un vuoto che si snoda e ci attraversa continuamente, crudele in quel suo manifestarsi nel momento stesso in cui diventa chiara la consapevolezza di non poter fare nulla per sottrarsi.

il 27/05/2026 alle 15:58

grazie a te caro William. hai sempre "visto" ad occhi chiusi poichè i tuoi nobili viaggi non avevano strade consuete . io le ho imboccate e con la tua guida ho scoperto il vedere dell'anima. sempre ammirato dai tuoi scritti, sinceramente mi mancherai. un cordiale saluto.

il 27/05/2026 alle 16:41

William... tra quelli che qui ho conosciuto, sei uno dei miei poeti preferiti, e non dico altro che non sia già stato espresso da chi ora mi ha preceduto in commenti che condivido totalmente... ma se scrivi in un documento accendendo il microfono e invii il testo a qualcuno di noi, certamente possiamo aiutarti a rivederlo e correggere gli inevitabili errori per poi inserirlo qui... pensaci!

il 27/05/2026 alle 17:24

Un salut respectueux

il 27/05/2026 alle 19:48