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Pubblicata il 15/05/2026
Ritorno su quel campo,
destrutturato,
senza intrecci di periodo.
Nell'alveo nessun rigurgito d'argine,
solo semine insapori di papavero
e pistilli ebeti, bianchi,
come casacca di carta truciola
del Lorenzini.
Qualcosa si stacca sotto la nuvola
e recinge a stento
ma è debole di tratto,
il suo algoritmo ritorna a zero
sul nero di lavagna.
Negli sfondi secchi
tutto ciò che affiora
si inabissa come scaglia di flutto
sulle catene della Meloria.
Nel franto di due dita
ora avanzano tre vie d'accesso,
due incruenti e l'altra scaltra,
di lama lusitana.
Attraversano tutte
il foramen di Winslow
fino all'ingresso,
la retrocavità degli epiplon
ora si palpa
sull'unica uscita di burella.
Ma lo sfogo di stella
non ha curvature d'arco
e stecca sui nervi
del polso inglese.
I dormienti a Crécy
restano immobili nella pianura
come paventi di passero
ed antri di corvo,
senza aliti di vento
né recessi per trulla di gallo.

alla radio foneggia adesso
un gracchio:
"lo sai che quell'idiota di Graziani
farà una brutta fine ?" **

** F. Battiato - G. Pio
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?Il titolo, di dantesca memoria, ci proietta in un budello stretto, un passaggio obbligato che è sia fisico che metafisico. Come studente che osserva questo scavo,colgo tre direttrici fondamentali in questo campo destrutturato."La chirurgia dell'assenza".Qui operi una riduzione ai minimi termini del reale.C’è un richiamo fortissimo alla fragilità del burattino (il Lorenzini), una creatura di legno e carta che tenta di muoversi in un mondo dove "l'algoritmo ritorna a zero". È la rappresentazione del fallimento della logica umana di fronte al "nero di lavagna"dell'ignoto."Il topos della soglia". Il passaggio attraverso il forame di Winslow è l'intuizione più cruda e brillante dell'opera. Sposta l'asse della narrazione dal paesaggio esterno alla retrocavità degli epiplon: l'antro più recondito dell'addome diventa la metafora della "burella"interiore."La Storia come Staticità Postuma".Il riferimento ai "dormienti a Crécy" e alla "Meloria"cristallizza il tempo. Non sono battaglie, sono sedimenti , i soldati immobili sono "paventi di passero", gusci svuotati di quella volontà che invece tracima nel finale con la citazione di Battiato e Pio.L'irruzione della radio rompe l'isolamento della burella, riportando la tragedia nell'alveo della cronaca e del destino individuale (Graziani), chiudendo il cerchio tra il corpo sezionato e il corpo politico destinato alla "brutta fine".Splendida opera .Un cordiale saluto William.

il 15/05/2026 alle 19:03

Anch'io, molto volentieri, mi siedo sul banco ed ascolto da studente la tua lezione magistrale di "analisi topografica" del testo. Un cordialissimo saluto anche da parte mia.

il 15/05/2026 alle 19:55