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Pubblicata il 13/05/2026
Smettiamola di mendicare l’immortalitá
con l'inchiostro vischioso dei nomi.

La sintassi vera non abita le labbra,
ma il morso del gelo sulla scorza,
la geometria sacra della polvere
che si deposita lungo il crinale del nulla.

Non c’è verso che regga l’urto
di un lampo che incide la volta,
né metafora che spieghi l’ostinazione
del lichene che divora la pietra.

La natura non descrive: accade.
È una dissonanza senza testimoni:

un’elegia scritta nelle venature del marmo,
un poema epico nel respiro delle maree,
il sangue della terra che firma il tramonto.

Noi siamo solo correttori di bozze
davanti a un manoscritto di spine e luce,
vittime di un’estetica che non ha bisogno
di essere letta per essere immensa.

Tutto è già detto nel nervo della foglia.

Siamo glosse a margine di un incendio:
scorie di senso
in un mondo che splende di sguardi.
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"Ci inginocchia per quello spazio immenso/tra qui e l'orlo del cominciamento/ quando le spine dorsali/ stanno tutte stese" da "Senza polvere senza peso " di M. Gualtieri

il 13/05/2026 alle 15:12

come sempre stupenda, caro William. "il sangue della terra che firma il tramonto" mi lascia un segno indelebile. un caro saluto.

il 13/05/2026 alle 18:19

Di qua, amico mio, la fatica sta nel trovare le parole esatte. L'ho detto, lo confermo, è un piacere leggerti.

il 13/05/2026 alle 20:28

Vi sono grato per l'attenzione che prestate a questo scempio metodico del senso.Grazie anche per l'azzardo di sostare tra i deliri di un vecchio sognatore disilluso.William

il 14/05/2026 alle 03:10

Importante è che tutto son si trasformi in apologia, la tua consapevolezza senza tempo, forgiata nel tempo, mi rassicura. Un cordiale saluto..

il 14/05/2026 alle 14:08