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Pubblicata il 03/05/2026
L’anima è un’unghia che incide l’azzurro,
una colonna d’aria che non conosce riposo.
Non cerca l’ampiezza del prato,
ma la ferocia della vetta,
dove il respiro si fa vetro e il sangue
diventa un rintocco di solitudine.

Siamo radici capovolte,
fili piombati gettati verso il vuoto,
mentre il petto si scava in un solco d'ombra.
Non v’è orizzonte che tenga il passo
al precipizio inverso della nostra statura:
un incendio verticale che divora il silenzio
per farsi grido, per farsi altezza.

È un’ascesa senza scale,
un volo che strappa la carne al suolo
per deporre il cuore sul ciglio dell'assoluto,
lì dove la gravità si arrende
e il nulla diventa l'unico appoggio.
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Una visione metafisica dell'esistenza intesa come un "incendio verticale". L'uomo è una creatura strutturalmente tesa verso l'infinito, disposta a consumare se stessa e a rinunciare a ogni sicurezza terrena pur di raggiungere la vetta del proprio essere.

il 03/05/2026 alle 20:38

Infinito sei tu, caro William. Io sono sempre ammirato lettore. Un caro saluto.

il 03/05/2026 alle 21:58

Estrai dalle arterie tu! Piaciuta.

il 03/05/2026 alle 23:12

Tra le possibili interpretazioni mi piace pensare a quella con cui Rovelli rappresenta l'incontro di Dante con Beatrice in cima alla montagna del Purgatorio dopo aver perso la guida di Virgilio..."conosco i segni dell'antica fiamma!...Dante passa oltre al fine dell'universo. Beatrice guarda il sole. Dante guarda gli occhi di Beatrice, e poi anche lui guarda il sole... è invaso dalla luce... e vola al di là dello spazio e del tempo" Così supera il ciglio dell'assoluto in un salto che dal nulla esplora l'infinito... Ma potrebbe essere anche il contrario!

il 05/05/2026 alle 15:14