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Pubblicata il 18/04/2026
Il mazzo di carte è un ventaglio di polvere,
un calcolo di dita che finge l’eterno
tra il sipario di velluto e il buio della sala.
Quale prodigio nel coniglio estratto,
solo il peso di un vuoto che si ripete,
catena dei giorni che scorre nella manica.
L’inganno non è il prestigio, ma la fede
nel filo invisibile che tiene l’equilibrio.

Il varco è un baratro nella fodera,
uno scatto di lama nel polso del rito:
estrarre dal cilindro uno spigolo cieco,
trasparenza senza ritorno.
Svanire non è il trucco, ma l’approdo:
resta il cappello, rovesciato come un cranio,
a bere la pioggia che cade dal soffitto.
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senza inutili miei commenti, caro William, amo i tuoi scritti. un caro saluto.

il 18/04/2026 alle 21:55

Speciale anche questa, Will... arduo commentare qualcosa di così alto, e così profondo. Devo approfondire le tematiche che sfiori, prima di dire altro... testo superlativo!

il 19/04/2026 alle 17:23