PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 13/04/2026
Ho visto l'alba marcire,
il latte farsi panna
nella tazza

marmellata irrancidire orribilmente
e dai vasetti spandersi

Dalle lingue,
putrido mestruo

Mangiate con le mani già sporche

Ma nuova arriva, la musica,
una suite sulla Senna,
mi porta

Il mio battello prende un altro verso
e io ora ti vedo, libertà,
ricordarmi chi ero.

(Ad esserci almeno stata a Parigi!)
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Straordinaria testimonianza di come l'immaginazione possa fungere da bussola anche quando siamo bloccati in una stanza, trasformando una mancanza geografica in una presenza poetica.Un pezzo di un'intensità cruda, che sa essere sporco e aulico nello spazio di pochi versi.Ciao

il 13/04/2026 alle 07:20

Dal rancido al degrado , poi una liberazione con un viaggio della fantasia dentro la bellezza di una meta ambita. Ho visto il ribrezzo della costrizione e la voglia di fuga. Molto suggestiva, carissima Thea. Un abbraccio.

il 13/04/2026 alle 08:35

Polly, quel “sporco e aulico” è davvero il meglio che potessi sperare. Il tuo commento è espressione della tua grande sensibilità poetica. Grazie

il 13/04/2026 alle 08:38

Silia, troppo buona. Grazie. Ho letto la tua. Tutto bene adesso? Spero di sì

il 13/04/2026 alle 08:43

La potenza del pensiero e della parola non necessitano della presenza fisica. La Parigi dell'anima è reale quanto quella geografica, forse di più, perché è lì che avviene il vero cambio di "verso".Piaciuta tantissimo,Ciao da Matteo.

il 13/04/2026 alle 13:44

Ciao Matteo, mi piace quello che dici, soprattutto quando parli della Parigi dell’anima. Grazie

il 13/04/2026 alle 14:00

Questo brano descrive uno stato d’animo difficile, in cui il poeta vede tutto in modo negativo e “sporco”, come se anche le cose normali della vita quotidiana fossero rovinate o in decomposizione. Questa parte serve a far capire un momento di tristezza, confusione o disagio interiore. A un certo punto però arriva un cambiamento: la musica diventa qualcosa che porta via da queste sensazioni negative. Il suono della “suite sulla Senna” trasporta il poeta in un altro luogo mentale, più bello e libero, come se stesse viaggiando su un battello. Grazie a questa immagine, il protagonista riesce a ritrovare un senso di libertà e a ricordare chi è davvero. Anche se Parigi forse non è stata vissuta davvero, diventa comunque un simbolo di bellezza, sogno e possibilità di evasione. In sintesi, il testo racconta il passaggio da un momento di tristezza e confusione a uno di speranza e immaginazione, grazie al potere della musica e dei ricordi. Paris e la Seine rappresentano proprio questo viaggio mentale verso un luogo di libertà e bellezza.Bel testo.

il 13/04/2026 alle 21:08

Cara amica Thea, quella parentesi finale è un colpo di genio: rompe l'incantesimo lirico con una sincerità disarmante, ricordandoci che l'immaginazione è l'unica vera forma di libertà: non serve aver calpestato il selciato francese per sentire la spinta di un battello interiore che cambia verso. La libertà, alla fine, non è arrivare altrove, ma ricordarsi chi si era prima che l'alba iniziasse a marcire. Tvb

il 13/04/2026 alle 22:15

Poe, il tuo sguardo coglie sempre l’essenza.

il 14/04/2026 alle 14:00

Grazie Ninetta. Splendido commento/parafrasi.

il 14/04/2026 alle 14:03

Grande Sir. Eeee, ma addirittura “colpo di genio” è troppo. Grazie

il 14/04/2026 alle 14:05

Dalla desolazione interiore al battello ebbro di Rimbaud. Non dalla stessa linea, ma Parigi val bene una messa. Bellissima.

il 14/04/2026 alle 18:14

Merci, Jean. Desolata, mai stata a Parigi. Più che una messa, mi serve una preghiera. La messa si fa quando non c’è più nulla da fare. :-)

il 14/04/2026 alle 21:41

Arrivo tardi, ormai altri Autori e Autrici hanno già analizzato tutto, posso solo confermare che in questa Poesia c'è un 'accelerazione spirituale' straordinaria, e nobilitante. Ciao :-)

il 15/04/2026 alle 04:34

No, non arrivi in ritardo. I miei spazi sono così aperti e zio tuo intervento è davvero di spessore. Ti ringrazio

il 15/04/2026 alle 08:19

Il tuo intervento no “zio”. Il telefono fa quello che vuole stamattina.

il 15/04/2026 alle 08:21

Beh, d'altronde ho sessantun'anni, e, a Roma, i ragazzotti in motorino a volte mi chiedono: "che, m'accenni, zio?" ;-)

il 15/04/2026 alle 15:00

Anch'io arrivo tardi, ma comunque in tempo per leggere questa poesia così straniante nel trasmettere un'emozione che si contraddice nel momento stesso in cui è più forte... gioca a rimpiattino con la mente! Perché la mente non è assente dalla poesia, si arrende solo alla sua padrona, in certi momenti... e questo la rende vera, la Poesia!

il 15/04/2026 alle 17:42

Beh, Mariarosa, anche il telefono si serve dei lapsus e ogni tanto ci azzecca ;-)

il 15/04/2026 alle 23:52

No, Illune, non arrivi in ritardo. Mi piace il rimpiattino. È come tornare dall’immaginazione alla realtà, però che bella la mente umana!

il 16/04/2026 alle 00:01