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Pubblicata il 28/03/2026
La chiglia
il ferro non morde più l’abisso,
ma scivola in una nebbia di bitume
tra relitti di voci e sogni a galla.

Non v’è rotta nel solco della schiuma,
solo un andare a zonzo tra le boe,
mentre il faro si spegne nella gola.

Sulla tolda il tempo è un tarlo sordo
che rode il legno
e le speranze stanche.

Si scambia l’orizzonte con lo specchio,
il grido del gabbiano con il fischio
di una sirena che non sa più dove.

Siamo resti di carico, zavorre,
che inciampano nel riflusso delle ore.

Forse la maglia s’increspa, si sgrana,
un errore di rotta, una falla,
ma è solo un brivido di sale al cuore
che non scuote il letargo della stiva.

Resta il mare a battere il fianco,
indifferente, mentre il mondo tace
dietro l’oblò sbarrato sulla sera.
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Letta e riletta. Mi è piaciuta molto. Un caro saluto.

il 29/03/2026 alle 10:08

Sottoscrivo, molto bella.

il 29/03/2026 alle 13:09

caro William. la tua scrittura mi parla.

il 29/03/2026 alle 13:43

La ringrazio sinceramente per l'apprezzamento che riserva ai miei lavori. Se le mie risposte e i miei commenti tardano ad arrivare, non è per mancanza di interesse — leggo lei e gli altri autori con grande attenzione — ma per una difficoltà visiva che mi impone dei limiti. Per scrivere e leggere i vostri pensieri devo attendere la disponibilità di mio nipote, che si presta generosamente a farmi da tramite e da voce. Grazie per la pazienza e per la tua vicinanza.Cordiali saluti William.

il 29/03/2026 alle 14:03

Ci leggo una fenditura, forse ad angolo aperto oppure chiuso. Resta comunque l'inoltro, inarrestabile e sordo "all'indietro tutta". Siamo acqua, nati dalle acque e destino è l'asciutto inteso come arido. Il testo offre una notevole navigazione/immersione. Un cordiale saluto.

il 30/03/2026 alle 21:09

Io mi taccio. Leggo e imparo. Davvero notevole.

il 22/05/2026 alle 13:48