Ce ne andiamo
lentamente lasciamo andare
i luoghi e le parole che vi appartengono
è un continuo migrare
da una casa
dai suoi tramonti
dalla sua luce
lasciamo le strade
lasciamo gli alberi compagni
ed i cieli
abbandoniamo piano le emozioni
queste si acquietano
e si sbiadiscono i colori.
ce ne andiamo dalle sale riunioni
dalle scomode sedie dell’ascolto
dalle stanze zuppe del dolore delle generazioni
diventiamo invisibili
succede così
sparisce la nostra voce
scompare il nostro sorriso
è giusto così
è giusto questo lento fluire
è giusto questo corale costruire
e lasciare che altri continuino.
questo mondo non è a nostra misura
tutto non si spiega con noi
che ad un certo punto spariamo
noi siamo una sola stagione
un solo giorno
un solo sapore
una sola voce
mentre il mondo ha la sua luce
ed i suoi secoli si sviluppano dopo di noi.
ce ne andiamo come siamo venuti
un giorno di novità
quando le pareti sorridevano
della nostra presuntuosa maestà.
ce ne andiamo nel privato nostro umore
come il buio al mattino
che imperava durante la notte
lasciando le stelle a sbrilluccicare.
lasciamo questo mondo
e questi passi in silenzio
con ultime parole sconnesse
con un dolore bianco ancora non provato
stanchi della corsa che è stata la nostra esperienza.
abbandoniamo quell’età infantile
in fondo ce la portiamo sempre dietro
migriamo in un corpo adulto
ma rimaniamo disponibili a tornare ai nostri trastulli.
ce ne andiamo dalle città che abbiamo visitato o abitato
e dai quartieri in cui abbiamo vissuto
lasciamo che altri percorrano i nostri passi
e che amino i nostri luoghi
che aspettino lì il loro amore
che bevano uno stesso caffè
che salgano le stesse scale
che amino lo stesso amore
e piangano lo stesso dolore.
il dolore è come la morte che ci porta via
così abbandoniamo per proteggerci
e lasciamo andare per paura di perdere
così migriamo verso le nostre intime credenze
parziali verità e nascosti sostegni.
catania, 24 gennaio 2026
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