non è l'orizzonte che fugge ma siamo noi ad allontanarci dalla capacità di immaginare cosa c'è oltre quella linea che non è reale ma è solo frutto di immaginazione. Quando non c'è equilibrio interiore è difficile far incontrare presente e passato ed arricchire le immagini che sono nella memoria , così "la mia fanciullezza spensierata/che rideva scalza tra le alghe " è solo un ricordo neanche tanto "attraente" nel presente sfiduciato e amaro e non propenso alla fantasticheria . Così " quando il solo e punge/come il sogno di chi non torna / tu mi ricordi/ /che sono/un granello di sabbia /nient'altro che la mia fragiltà /nell'immenso. "tutto diventa freddo e senza senso , a misura di razionale . E' una poesia bellissima ,che sento molto. baci eos
Ti ringrazio profondamente per il tuo commento, che ho letto con grande attenzione. Hai colto un aspetto molto vero: l’orizzonte non è una realtà oggettiva, ma una costruzione della nostra immaginazione, e forse anche della nostra inquietudine. È affascinante pensare che, più che fuggire lui, siamo noi ad allontanarci dalla capacità di immaginare ( io in questo caso)— forse perché, come dici, qualcosa dentro di noi ha perso equilibrio o fiducia. Il tuo sguardo sul ricordo della fanciullezza, che nella poesia appare luminoso ma non privo di malinconia, aggiunge una sfumatura che non avevo messo a fuoco del tutto, ma che sento vera. La memoria, quando attraversata da uno stato d’animo disilluso, può diventare un luogo freddo, quasi estraneo, e la nostalgia rischia di trasformarsi in qualcosa che punge, più che confortare. Mi ha colpito molto la tua lettura del finale: "a misura di razionale" è una definizione che risuona fortemente con il senso di spogliazione che volevo evocare, la resa alla nostra piccolezza non come sconfitta, ma come presa di coscienza nuda, essenziale. Grazie Eos per avermi restituito la mia poesia attraverso i tuoi occhi, baci.
Questa tua Ode all’orizzonte ha un respiro vasto e stratificato, come il mare stesso che celebri: è insieme confessione, memoria e metafisica. Leggendola si percepisce un continuo dialogo fra il sé e l’infinito, fra la concretezza del mare e l’astrazione dell’orizzonte. L’orizzonte diventa metafora del senso della vita: un traguardo mai raggiunto, un oltre che sempre arretra. Nonostante ciò, il fulcro di tutto ritorna sempre al mare, perché lì risiedono le radici della propria identità e i frammenti più autentici di sé.
Mi hai fatto pensare al mio orizzonte di bambino, quando guardavo verso ovest, dove tramontava il sole e dove immaginavo mondi nuovi e più vivi di quei poveri personaggi con cui condividevo il cielo. Penso che ci scriverò qualcosa. Grazie Ninetta.
Hai colto l’essenza. Per me il mare è sempre stato casa e abisso, madre e domanda. E l’orizzonte… quella promessa di senso che ci sfugge, ma che ci fa camminare. Grazie per averlo visto così chiaramente.Grazie Sollmain.
Che meraviglia leggere le tue parole. È incredibile quando la scrittura riesce a risvegliare ricordi così intimi, come un tramonto che torna d’infanzia. Se scriverai qualcosa, sarò felice di leggerlo.Anzi aspetto con ansia ciò che scriverai...grazie pnine.
Le parole del cuore sono rete suadente che cattura l'anima oltre ogni orizzonte. Leggo e imparo.
Ciao Poe, mi era sfuggito il tuo prezioso commento...grazie!Abbracci.