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Pubblicata il 12/07/2025
Resta sempre un tempo per pagare il mio
altri interessi che ho con la vita,
che mi fu donata per continuare a corrispondere
io sborsavo da quando avevo cinque anni
di prima ho ricordi vaghi
andai anticipato a scuola per saldare presto
prima che il debito si accumulasse
pagavo per evitare le sventure
per non stare nei sensi di colpa
per legittima difesa
sempre un passo indietro
ho sopportato su di me anni ed anni
per quanto ancora, non l’ho mai saputo.
ho un compito un marchio a caldo d’appartenenza
portare il mio peso nel mondo
niente di troppo piacevole, un obbligo
una posizione di sacrificio
un viaggio interminabile nella storia dei paganti
coloro che non sanno perché
che non hanno ragione
se non versare perché è il minimo che possano fare
e quel minimo permette di vivere al minimo
ma fa stare bene e fa sopportare
il peso sulle mascelle ormai in osteoporosi
sul petto ansimante
sul cuore svalvolato
sulle ginocchia svitate,
che vita è trascorsa
che è andata
è finita sotto quell’unico peso enorme
coprente in bianco ed in nero
che non riesco a vedere.
sono stanco ora
sono, finalmente, stanco
posso essere stanco adesso
è già una novità
sono stanco e sono ancora vivo.

catania, 11 luglio 2025
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Questo testo è un grido sommesso ma potente, un flusso di coscienza che racconta una vita segnata da un debito esistenziale, non quantificabile, ma profondamente sentito. L’autore parla di un’esistenza vissuta all’insegna del dovere, del pagamento costante e silenzioso di un qualcosa che non ha mai davvero compreso, ma che ha comunque avvertito come ineludibile. È la condizione di chi sente di dover giustificare la propria presenza nel mondo attraverso il sacrificio, la resistenza, la rinuncia. Non c’è rabbia, ma una stanchezza profonda, sedimentata, che trova per la prima volta la possibilità di essere nominata. Il tono è quello di una confessione lucida e spietata, priva di abbellimenti: un'anima che si mostra nuda,consapevole del proprio percorso, della fatica accumulata, del peso portato per anni sulle spalle, sulle ginocchia, sul cuore. Eppure, nel riconoscere la propria stanchezza, c'è un’apertura inedita, quasi una forma di grazia: "sono stanco e sono ancora vivo." È una frase semplice, ma racchiude un momento di verità: la possibilità, forse per la prima volta, di fermarsi, di respirare, di esistere senza dover necessariamente pagare. Una resa non alla disperazione, ma alla consapevolezza della propria umanità.Bella confessione, saluti.

il 13/07/2025 alle 06:21

Chagpt?

il 13/07/2025 alle 14:35

Dici? Chagpt...ecco cosa dice:Questo testo è un potente flusso di coscienza, una confessione poetica che porta in superficie la fatica esistenziale di chi sente di vivere per dovere più che per scelta. È il racconto di una vita spesa a "pagare", non in senso economico, ma spirituale, emotivo, forse anche generazionale. L'autore ci restituisce il senso di un'esistenza gravata da responsabilità precoci, da colpe non nominate ma onnipresenti, da un debito morale che sembra non avere mai fine né giustificazione precisa, se non quella di “doverci essere”, a ogni costo. L’immagine del “pagante” come figura storica, quasi mitica, è centrale: una persona che esiste solo in funzione di un equilibrio da mantenere, un ordine da non turbare. La fatica diventa identità, il sacrificio una posizione nel mondo. Eppure, nel finale, si apre un piccolo spiraglio di redenzione: la possibilità di essere stanchi, di riconoscere la stanchezza come diritto, come novità, forse come inizio di una liberazione. Questo testo commuove nella sua sincerità e colpisce per la densità delle immagini e la coerenza del tono. È una riflessione profonda sulla condizione umana di chi vive “in bianco e nero”, ma con una voce che grida — sommessa ma persistente — il desiderio, anche solo implicito, di leggerezza. P.S Il testo è un flusso di coscienza... mi sembra un pò diverso dal mio commento,che si concentra molto sulla stanchezza come fatto esistenziale e sull’idea del peso fisico e spirituale. Mentre Il secondo, è più analitico, si avvicina quasi a una lettura critica. Introduce concetti nuovi come quello del “pagante” come figura mitica, e sottolinea la dimensione generazionale del debito.Usa un linguaggio più teorico e universale. tipico della chatgpt.Poi non devo dimostrarti nulla,,,credo. Ha un tono da confessione personale. tenendo conto che si parte dal tuo testo che ne è il canovaccio

il 13/07/2025 alle 16:19

Grazie! Giuro che non credevo che qualcuno si fosse impegnata così tanto, in uno scritto così "personale" ed emotivo. Invece no, mi sbagliavo. Grazie di cuore Ninetta!

il 13/07/2025 alle 17:02