E ognuno applaudirÀ
ridendo di non esserci sarò in mille città
orso uscito dal letargo, mostrando mille volti e mentendo cento identità,
senza che vi rendiate conto di non subire affronti
da attore consumato, consunto dallo iato d’un io esente da indulti.
ridendo di non esserci, scacciatomi di scena
nell’ansia d’aver Giuda maitre d’ultima cena,
eroderete mesi stordendovi d’incensi,
come chierici in chiesa in vani attimi d’attesa,
con l’ansia di immolarmi a platee di controsensi.
ma io non ci sarò nelle sale di lettura,
mascelle chiuse, strette in odor di contrattura.
non v’accoglierò, menestrello, alla ribalta,
lontano dalla nostalgia d’un pubblico che ascolta.
[Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, 2015]