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Utente eliminato
Pubblicata il 28/06/2024
Tutti dietro al televisore

La televisione dell’orrore, la televisione dell’errore,
ricorda i negozi vendo horror sponsorizzati dal televisore,
lo share aumenta se un freelance dai neuroni anchilosati
intervista, di notte, nelle loro macchine, decine di terremotati,
che se io fossi l’intervistato, zio buono, chiamerei un carabiniere,
o almeno lancerei il freelance a calci nel sedere.

La televisione delle lacrime, la televisione dell’assuefazione,
usa il marchio della marca come linea di demarcazione
tra frammenti di film, tra spezzoni di trasmissioni,
i romani de Roma basavano sullo sponsor la solidità delle obbligazioni,
noi attribuiamo allo sponsor la forza di far decidere a esseri inumani
se dare maggior valore a un tifone o a una strage di bambini afghani.

La televisione della morte, la televisione del dolore,
lo studio non è da frequentare da chi è debole di cuore,
ogni notizia del telegiornale è un atto terrorista
in grado di trasformare Jeffrey Dahmer in Hare Krishna,
l’inchino all’Isola del Giglio è stato uno scoop eccezionale,
l’unico difetto degli improvvisati attori fu di non saper nuotare.

[La malattia invettiva, 2018]
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