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Pubblicata il 30/10/2023
C'è un tram elettrico che si arrampica
e scende per i colli di Lisbona,
va piano piano, pigro e indolente
come questo paese sonnolento
di vecchi assopiti contro i muri,
puntellati dal legno dei bastoni.
porta il numero ventotto, l'immortale,
restaurato fin nel legno della panche,
bullone per bullone, piastra per piastra,
con la tenacia antica e maniacale
di chi non vuol lasciar le sue radici
per affrontare il mondo che va avanti.
il tram sfiora l'antica cattedrale,
che accolse le folle prostrate dal sisma
e dalla morte nera, imploranti
d'aver misericordia da lassù...
poi rasenta il palazzo maledetto,
dove i tagliagole del tiranno
stupravano la gente col piacere
malvagio e conformista del demonio.
piano piano, senza affannarsi troppo,
il tram arriva infine in cima al colle,
e ti lascia davanti al Miradouro
de Santa Luzia, dove piastrelle
azzurre come il cielo in Paradiso,
consolano gli afflitti Lusitani
dei tanti patimenti della storia.
che bello far vagare con pigrizia
lo sguardo sulle case calcinate,
che scendono pel colle fino al Tago,
calando per scalette tortuose
e vicoli, dove famiglie popolane
fanno spurgar su tavoli alluungati
lumachine di mare nei vassoi,
cucinate da dita ammaliatrici.
poi ci son le nonne, assise sul trono
della propria sqaggezza, giusto fuori
la porta di casa, il cui sorriso
mette in fuga il peso degli anni,
sicché lo straniero contraccambia,
sedotto fin nel fondo del suo cuore.
e' magica questa nazione, sospinta
dalle mani ostili dell'Europa
verwso la furia gonfia dell'Oceano,,
in equilibrio sempre assai precario
tra le smanie della terra ed il timore,
dove uomini d'acciarea volontà
misero il piede sul collo dell'iignoto,
scoprendo il mondo e le sue meraviglie.
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