Piccola e leggera Nella contemplava le ginocchia di quelli che erano fortunati, fortunati poichè alti, molto più alti di lei, e non occorreva poi tanto per esserlo.
osservava il mondo da dov'era, sia pure con limitazione del panorama passato di intonaco. Tra morto e vero, vivo e falso, limitato e originale, sceglieva le insegne. Luna e Gnac duravano venti secondi, si sentiva Marcovaldo guardando la stretta riva di Luna tagliata tra ombra e luce.
atea, senza forza probatoria oggettiva, schizzava minuti escreati, tanti la scansavano per non esserne colpiti, ma amava le parole quelle piccole piccole e dentro si cullava. Lo sguardo nel tempo passato le creava vortici in un mare morto di oblio, in strati nebbiosi di non storico. Chi sono io? Risposta scontata. Nessuno.
non va cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e scuro
altro mai nulla
t'acqueta
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