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Pubblicata il 14/02/2023
In una
cupa
sera d’inverno
affacciato alla finestra
tra le vie deserte
le vidi passare.

Processione
di improbabili creature
che
delle nostre inquietudini
erano
la variegata
millenaria vetrina.

Curiosamente
invece
di ritrarmi impaurito
tra quelle strade addormentate
precluse
ad una vigile coscienza
sarei
voluto scendere.

Per
guardarle negli occhi
una ad una
e ridere di gusto
ai loro stravaganti travestimenti
come
nei circhi
i bambini ridono
dei tragici clowns.

Ma
per quanto
cercassi di aprirla
la porta
era serrata!

Dal di dentro
era serrata
e la chiave
più
non possedevo.

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Le strade deserte, nel dormiveglia, possono trasformarsi in sogni o meglio in incubi e riempirsi d’ogni sorta di inquietanti creature. Ma a poterla guardare da vicino, quella parata di mostri, si rivelerebbe per quello che realmente è. Uno spettacolo circense, dove fanno sfoggio di se gli ambigui clowns della nostra infanzia. E' la nostra ambiguità, la nostra doppiezza, il problema: se da una parte siamo pronti a ridere delle nostre vecchie paure, dall’altra ci facciamo ancora irretire dalle nuove maschere che il Padrone del Circo fa indossare ai suoi sgangherati pagliacci. Per queste assurde paure, abbiamo serrato la nostra porta alla Vita e più non ricordiamo dove possa essere la "chiave".
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Quante profonde verità, ciao Miraer.

il 16/02/2023 alle 21:18