l’idea inusuale attendeva una vita.
quando decidere è non decidere,
con fastidiose domande notturne
antiche paure si ripetono corpose.
dettagli di sogni, faccende private,
e una lunatica mente insofferente.
fra un respiro, un altro, tanti rospi,
troppi nodi, antichi e duri da sciogliere!
il coraggio di osare, di troppo volere,
la paura di non saper più volare.
così, incerti, i passi verso l’inferno,
preferito a quella quiete feroce
di emozioni ormai dimenticate,
cercavano uno scopo per correre.
il dubbio, serpeggiava viscido
quando si trattava di scegliere...
“Che senso ha questa lunga farsa?”
chiese duro, un insolente futuro.
il cuore riprese ritmo e cadenza:
“Il senso nascosto della vita (della vita?)
è nella magia dei brividi sulla pelle,
e nel sogno strappato al rimpianto,
ma chi lo cerca solo guardandosi dentro,
è come cieco difronte a troppa luce!
un male profondo, invisibile alla deriva,
seguendo lo scontento della fronte,
approda come veleno in fondo all’anima.
È la parte scura, che sempre più ci attrae,
ancora di più si dilata, si estende, si confonde.
il suo volto, al solito, in mancanza di specchi,
ci inganna con il riflesso della luna nel pozzo.”
liberando la tempesta nel vuoto del bicchiere,
le parole rinvangano volti e ricordi passati,
lontane ombre di fantasmi a passo di danza,
con la paura di perderli nel tono della voce.
alla rea biforcuta si unisce furente la mente:
“Chiedi al futuro, di quale passato
si vuole ora coronare, oh dea morte!
chiedi al futuro di quale passato
vuole adornare il capo delle sue sconfitte!
io, senno perduto dalla voce del poi,
pur sciogliendo gli antichi legami,
inciampo ancora nei miei pensieri!
quelli più estremi, impuri, balordi!
e le intenzioni...? Si, quelle migliori...
vanno ogni giorno a farsi fottere!
accidenti a loro! E accidenti a me!
lingua, lingua, cosa brami dire ora,
se così a lungo hai mentito al passato,
nella solitudine del mio silenzio?
e nel silenzio della mia solitudine!”