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Pubblicata il 06/04/2016
rebel+enfer yet again

chiamato di sorte Splendini, di carne
un uovo malmostoso di forse struzzo,
un enorme bollito oceanico, le anche
troppo larghe, e anche
lo strichetto / troppo stretto,
barcollava per Trieste offrendo a random il suo culo
o uccidere una persona a scelta,
duplice tariffario.
non fu la sua giornata, forgiata ai cieli
da Parche idrofobe, quando
dinoccolato soffriva l'infamia del nome in piazza
senza accorgersi d'un pianto sottile nell'aria: la sua ex madre d'oltrevita.
raccolse lei un ramo o femore d'ortiche sul marciapiede
che sembrava esser stato masticato due volte
prima d'un ciao anni 90 e poi stuzzicadenti per clochard con la paura del tartaro
indi con lo spiedo sanguinante come il buon selvaggio percoteva
gl'indugi dell'adipe in onde molli e inquiete.
fu in un bar con le cornici verdeporro che lo trovai
in vena confidenziale non senza una maniera complottarda
pettinato come un'otaria / parlo della brillantina
e quella colla di pesce in fondo ai calzini.
la vittima designata presentava una cospicua innocenza,
ciò la rendeva perfetta, Splendini non teneva più le sue
bretelle, gli partiva la glossolalia,
decidemmo d'espiare quella maledizione metabolistico-mortuaria
col sangue di un'erudita cerbiatta che fiottasse verso il porto
simile a zefiro snello, e golosa di schiaffi s'intendeva
nel suo romanticismo un bel po' noir.
visto lui ammortizzò la presa al suo bicchiere di sambuca finché l'attesa dello scacco rimase un filo
come di interdentale scompiglio o di rucole maldestre.
lascivi, occhi di vetro l'appellativo all'anagrafe scorticò un tovagliolo
e col gonnello a filo-sedia sigillò il Splendini
pieno di bave cremose ormai nell'imo cuore
lo sigillò in quella nota a piè pagina tipica
dei pipistrelli frugivori schiantati nelle mosse d'atterraggio,
dei racconti inviati a riviste letterarie che chiuderanno il giorno dopo,
gl'intenti furono polverizzati in quel Moscow Mule,
fra quel muto cimitero di cetrioli ebbe luogo l'ultimo
stranguglione cardiaco di quel fagocitatore compulsivo d'ombre
mentre le signore parlando dei pomodori
facevano il code switching veneto/sloveno
splendini scivolava nel numinoso, ispido Ade suo
e a bordo d'un parapendio di seta
atterravamo tutti al lieve prato.
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...Ti chiedo scusa in anticipo, carissimo Enfer etc., etc., ma stavolta, come anche altre volte, mi sfuggono i significati dei tuoi mirabolanti versi (anche se i più belli sono quelli di Rebellina) e quindi, umilmente, mi piacerebbe venire a conoscenza se questo fanto-matico Splendini fosse il pasticciere milanese oppure il mago di Scoop che sicuramente saprai essere uno dei capolavori a firma di Allen...; un abbraccio, sempre campo-Rom.

il 07/04/2016 alle 16:05

certo, da dove credi che abbia preso il nome? invece vorrei sapere come fai a sapere quali versi sono miei e quali suoi, qui dentro.

il 07/04/2016 alle 20:09

La vetta più alta del sublime qui è stata raggiunta in "quella colla di pesce in fondo ai calzini". A proposito, potrei sapere chi dei due l'ha scritto? Ti ringrazio in anticipo.

il 08/04/2016 alle 17:58

eh dài, quanto ascolti gli Steely Dan ti chiedi cosa è di Becker e cosa è di Fagen? replicabile con They Might Be Giants e John + John, etc.

il 08/04/2016 alle 22:03