Ti voglio bene contadino sporco e strappato
con la pelle riarsa al sole
mentre vanghi e zappi senza riposare,
c’era tanto lavoro nei campi.
Sei stato un buon padre
m’invitavi a prendere
la vita seriamente
ma io ero giovane
prendevo la vita come veniva
adesso che non ci sei più
ho decifrato ogni tua sillaba.
Ti cerco tra i luoghi familiari
dovunque io guardi
è passata la tua ombra.
Disperso tra i ricordi
ti rivedo quando entravi in cucina
ti sedevi vicino al camino
per fare uno spuntino,
pane e assogna
con la fiasca del vino sempre piena.
Non mi hai mai parlato d’amore
rigido uomo,
l’unica volta che ti baciai
un tenero bacio sulla fronte
fu sul letto d’ospedale
quando ci lasciasti.
Talvolta i miei occhi si posano
dolcemente sulla vecchia cornice
dove occhieggia
la tua immagine che mi sorride
in me vive e vivrà il tuo sguardo
è come la chiave della mia vita.
Tu non conoscevi i versi
hai fatto la seconda elementare
penso che leggendo questi miei versi
scritti per te, non comprenderesti.
Mi diresti:
“scimunito vai a lavorare”. Mi manchi papà.