Quella carne candente, correa,
ad ascensione orizzontale,
valeva uno iota, una spalpebrata,
un peto di troll.
sognata con bizantina precisione,
masturbata nelle categorie coeterne al
mondo.
leccavo il foglio di metallo ardente
ricavandone la confidenza del creato.
ti strozzavo nel collo nudo del mio serpe,
detto anche il biscione alcolizzato.
inveterato. Sifonando saliva
come un personaggio minore delle vignette
di R. Crumb.
ti penso ancora, ti spregio sempre, ti spalmerei
sul cielo ancora, dentro un tempo a forma
di toroide di Borges.
volevo scudisciarti per penetrarti
poi nelle ferite con dildi chiodati.
adesso esiste, tipo, Pizzarotti,
rendiamoci conto.
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