PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 11/03/2013
La carcassa è sulla tavola di metallo della Morgue. Sembra strano che sia stata messa lì al posto di un cadavere. Ma è pur sempre un corpo morto. Ha quattro zampe rigide ed un collare al collo, la lingua violacea penzoloni e il ghigno della morte stampato sul muso tragico.
l'infermiere lo osserva e si asciuga una lacrima che scivola lenta sulla guancia ispida. E' il padrone dell'animale. Ha voluto portarlo in quella stanza squallida per eseguire l'autopsia, all'insaputa di tutti. Ha trovato il suo Tom sulla strada, che rantolava con spasmi frequenti, mentre una bava rossa di sangue colava in una pozza a lato della bocca semiaperta.
il bisturi incide l'addome ormai gonfio e gas nauseabondi si sprigionano intorno. Divarica il torace e nota un movimento, quasi uno sbattere convulso d'ali. Emerge un corvo nero dal becco aguzzo e tagliente che protesta con il suo verso agghiacciante per essere stato interrotto nel suo macabro pasto. Sul fianco destro del cane un largo squarcio è stato un facile varco per l'uccello.
il corvo con occhio astuto fissa l'uomo, scrolla le umide penne arruffate, ingoia un pendulo brandello di carne e salta rapidamente sulla sua spalla. Poi si accomoda sulla testa di Jean-Jacques a mò di nero cappello e defeca.
l'uomo pensa che è meglio cacciare i cattivi pensieri simili ad uccelli neri e accontentarsi di uno solo : avrebbe sostituito Tom col corvo opportunista.
e fa sparire nel forno crematorio la carcassa .
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wow! cruenta e dalla fine oserei dire aspra, amara e vertiginosa! insomma, provo ribrezzo di piacere! complimenti! frida

il 11/03/2013 alle 16:54

Non posso dire di averlo amato in tutto e per tutto, più che altro per come l'hai scritto...le immagini sono efficaci, molte cose sembra davvero di vederle e sentirle...però...mi è parso un po' piatto...non l'ho trovato così cruento, forse è anche la mia poca impressionabiltà, non so...la fine amara mi è piaciuta...ha un po' il sapore dell'ironia pirandelliana ed una morale quasi verghiana, l'uomo che attacato alle convenienze s'arrende alla giostra del mondo, del destino.... nonstante il titolo ed il racconto non ho sentito contatti con Poe o Lovecraft...non ho avuto il brivido, non tanto di paura quanto di ribrezzo che gli argomenti tratatti potrebbero suscitare...non credo comunque tuo intento non fosse neppure l'emulazione...però come esercizio, come inzio non lo trovo tanto male...il mio crevello non potrà mai eliminare il ricordo delle sensazioni provate durante la lettura de "Il gatto nero" "Il pendolo" e la poesia, scondo e davvero capolavoro di Poe, "Il corvo" che ha funzione ovviamente diversa dal tuo...magari i paragoni non erano necessari ma per la mia mete inevitabili, e di ciò mi scuso...spero che non ti offenda per la troppa franchezza...ciao Decio, buona serata Andrea.

il 11/03/2013 alle 19:02

Grazie, Frida. Non speravo tanto. Ciao.

il 13/03/2013 alle 11:46

Caro Andrea, le sollecitazioni che il lettore riceve indubbiamente stimolano termini di paragone con altri scritti già letti, se esistono. Al di là del confronto insperato con Poe, che ho letto e apprezzato, ho scritto quel breve racconto per una gara sul tema " Il corvo". Non avevo materiale su cui imbastire la storiella, ma ho lasciato che le parole venissero a mia insaputa, come spesso accade quando scrivo. Il risultato si è confezionato da solo perchè dovevo inventare qualche nesso con il corvo. Quel nero uccello intelligente ha dominato il padrone di Tom che ha accettato il nuovo rapporto tra bestia ed uomo, succupe della sua astuta volontà. Una volta amavo l'horror, ora lo rifuggo ma non mi impressiono. Trascorri una serena giornata. D.

il 13/03/2013 alle 11:58