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Pubblicata il 21/03/2008
le cose
T'incontro!
E talvolta come venissi in un bisogno, mai soddisfatto, di tanto tempo fa.
E da uno spazio, anche! lontano.
Noto, notissimo
quasi un appezzamento del patrimonio, che s’accresce! s’accresce!
Mi si accresce.
Si moltiplicano gli esiti delle emozioni. E sono ricco, ricchissimo di sogni.
Ho corazzato il mio seminterrato all’uopo!
Mi lasciai andare! prevalse la piena, mi sedusse! e...
non “mi riesco di ritrovare me”
È stato sedotto e portato via da acque infide, tumultuose. Me.
È ancora là! È così lontano: “allora”! Avverbio di luogo remoto?!
Ma vicino, vicino come... non le cose, il profumo piuttosto!
Il profumo delle cose, il profumo, il profumo.
Puoi ripeterlo ogni volta
e ogni volta ad una via diversa dischiude il suo grembo e fragra!
Non via! tu dici profumo?!
E la via della fragranza s’impregna di possibilità incontenibili,
ed incontenute! ed esplode in un fremito: la planimetria d’un aroma.
L’aroma delle cose!
L’inesplorata planimetria: aroma delle cose. Di ogni cosa.
Il profumo! il profumo... delle cose, ma il sapore anche!
Il sapore delle cose per tutti i suoi cunicoli sconosciuti,
dove l’ebbrezza ti sorprende per la fragranza dei tini.
No! non sempre il sapore rallegra, il sapore è sapore!
Inebria, ma è sapore.
Il sapore delle cose, il sapore,
ma il sapore è un mare che ti prende e
alla via così.
Di ogni cosa!
Talvolta invece possono più le forme.
Le forme! le forme delle cose
le forme che ti prendono per le palle e s’estenuano nei sensi delle cose.
Vengono giù dallo sguardo e non sai trattenere le mani,
ma non sai di dove principiare
ché le intuizioni sono gnomi di luce.
Viaggiano sui fotoni e le mani si levano.
Abbrancano, accaffano, acceffano, acciuffano acchiappano
ma non afferrano, né ghermiscono:
la forma, la forma delle cose.
La forma delle cose?!...
la forma, che scrutata si vela di forme... è svelata da gnomi di luce!
Ti lasciano una forma nelle mani, ed è già forma:
la forma delle cose. Di ogni cosa?!
È la consistenza delle cose, ed il suono delle cose anche!
Un’orgia dei sensi.
Il sapore dell’odore, nella vista del tatto: “L’ho udito!”.
O anatomia del consistere, per selezione, e torsione, e frammentazione
o ricomposizione casuale e sistematica.
Ogni Getsemani significa torchio.
Il sapore delle cose?!
ed il suono di esse, il suono delle cose?!
mentre sono mostrate! nelle forme, le forme delle cose?!
e le mani si confondono,
il contatto s’ottunde e la consistenza delle cose sfuma improbabile.
La consistenza, la consistenza delle cose! Di ogni cosa.
Si smarrisce nell’odore delle cose.
L’odore, l’inesplorabile odore delle cose!
L’odore ancora vergine, forse!
L’odore delle cose. Di ogni cosa
Scesi le scale per sentire i muscoli
di solito assorti sulle qualità delle cose.
Mistica dell’Empireo?
o pantofole ostinate a non farsi scarpe?!
Sentii distinto il suono liquido
e la fragranza d’orina di colore giallo
descriveva il suo rigagnolo sul pavimento nell’ingresso del mio condominio.
Di tra le gambe, una vecchia donna immota
con gli occhi in sorriso, spalancati
orinava e ripeteva:
“Le cose... le cose... le cose...”
Luca la guardava, e sorrideva.
Usciva da lui una vena concreta di parole, non dette, né dicibili forse. Raccontavano di luoghi mai visti prima e li mostrò in una mano!
La sollevava, e distendeva le dita.
Passò esile la mano sulla guancia della donna che diceva e diceva
senza ritmo né tono:
“Le cose... le cose... le cose...”
Luca la prese per mano e la guardò negli occhi.
Non una parola, non uno sguardo altrove
non l’orina, non l’odore
nient’altro che quelle rughe balbettanti da carezzare.
La carezzava, poi capì qualcosa, credo
le scartò un cioccolatino, l’imboccò, e l’accompagnò di fuori.
Raccolse un gattino, glielo mise nelle mani, e tornò dentro, verso l’ascensore. Scese dopo un po’.
Ripulì con cura, e se ne andò!
quell’eco continuava a rendermi inerme:
“Le cose... le cose... le cose...”
Sai che i palpiti possono stormire, Paolo?!
“Come d’autunno sugli alberi le foglie”
così stanno: la forma, il sapore, l’odore, il suono, la consistenza.
I cinque sensi, cinque! O piaghe d’una crocifissione.
Così stormirono le cinque foglie, e ritrovai... me, lì dove m’ero perduto.
Suoni, odori, tatto, vista, gusto delle cose...
e non avevo, né sapevo più le cose.
Le cose! tutto sulle cose, ma non le cose.
Crocifisse.
Forse dovrò riportare i sogni a piano terra
imparare di nuovo la libertà d’ascoltare!
E chissà che nei bagliori
le cose
non trovino una via
per sgranchire le loro gambe anchilosate?
Chissà che non prevalga il corruscare dei sogni?
Chissà che non mi tocchi di assistere alla destituzione delle scarpe?
Le pantofole! le pantofole?!
Le pantofole corona delle cose.


Terni 31 03 96

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...mancava poco che scrivevi un poema !!! sempre complimenti per il ritmo che riesci a dare... molto bella anche questa !!!

il 21/03/2008 alle 17:17