ta
gli haiku non hanno titolo
è solo un esempio di haiku
e a me i puntini per titolo non piacciono
oppure un (manca titolo)
stefania...
ripassa la lezione sugli haiku
adesso lo sai
gli haiku dovrebbero essere privi di emozioni
ed iniziano e muoiono in 5-7-5 anche
se si sono evoluti così
per farti capire meglio
Cos'è un haiku?
Con il termine haiku si intende un componimento breve di 5-7-5 sillabe privo di titolo, fiorito anticamente in Giappone. In questa forma poetica si riflettono tipicamente l'amore della cultura nipponica per il minimalismo e per le cose asciutte e compatte (scrive, infatti, Sei Shonagon: "in verità, tutte le cose piccole sono belle"). Negli haikai il poeta diviene solo uno strumento e l'oggetto che anima il componimento diviene soggetto. Secondo Barthes lo haiku non descrive, ma si limita ad immortalare un'apparizione, a fotografare un attimo ed è per questo che tra le sue peculiari caratteristiche troviamo la brevità, la leggerezza e l'apparente assenza di emozioni secondo i canoni del buddhismo zen. L'unico elemento che presagisce al sentimento che pervade un haiku è il kigo, una parola che per metonimia indica la stagione a cui si riferisce la poesia e che ci fa immergere, almeno in parte, nell'atmosfera descritta nei versi. Come l'alternarsi delle stagioni, anche queste brevi poesie annoverano temi contrastanti fra loro come il mistero (yugen), la povertà (wabi), l'instabilità (aware) e l'isolamento (sabi).
Un po' di storia
Già nell'VIII sec. d. c. fioriscono poesie brevi denominate tanka composti di 5-7-5-7-7 detti anche waka, ossia per antonomasia "poesia giapponese", a sottolineare quanto i nipponici si identificassero in questo genere. Nel IX sec. questa forma letteraria ha un'ampia diffusione e riconoscimento anche fra le classi alte e vengono instituite delle vere e propri gare di poesia (uta-awase). Un secolo più tardi lo haiku si sviluppa come dialogo in cui un poeta compone la prima strofa (kami-no-ku), mentre l'interlocutore completa la seconda (shimo-no-ku), fino a coinvolgere sempre più partecipanti e divenire una vera e propria poesia a catena (kusari-renga). In quest'ultima forma comincia a delinearsi l'importanza che assumerà il primo emistichio della poesia, poiché esso viene di norma affidato al poeta più abile. Intanto, da appannaggio delle classi più abbienti, gli haikai si diffondono anche tra i ceti più bassi arricchendosi di nuovi contenuti talora triviali e volgari.
Autori
Il maggior esponente di questa forma poetica è senza dubbio Jinshiro Munefusa Matsuo, detto Basho (1644-1694), figlio di samurai e venerato in Giappone come un santo. Lo pseudonimo Basho, che significa banano, deriva dal nome della pianta che troneggiava nel mezzo del suo giardino. Basho, in seguito all'incendio della città di Edo (attuale Tokyo) in cui andò distrutta anche la sua casa, cominciò un periodo di peregrinazioni che costituirono materia per i suoi componimenti. Dopo Basho, la poesia haiku subisce un lento declino fino all'Ottocento, periodo in cui si fa avanti una nuova personalità, Masaoka Shiki (1867-1902), il quale coniò per la prima volta il termine haiku. Anche Shiki è uno pseudonimo e si riferisce ad un uccello che la tradizione nipponica vuole che canti fino a perdere sangue dalla bocca; il poeta, infatti, era malato di tubercolosi e la "malattia" rientra fra i temi principali della sua produzione poetica. Shiki ha il merito di aver riportato in vita questa forma letteraria rompendo, però, con la tradizione e le tematiche dei suoi predecessori come Basho, giudicato ormai obsoleto. In realtà, Shiki si mostra in contrasto con le sue idee avanguardiste, poiché adotta nuovamente la rigida regola delle 5-7-5 sillabe.
Haiku oggi
Tuttora, gli haikai sono molto popolari in Giappone ed intorno a questo genere poetico sono sorte associazioni, circoli, rubriche e concorsi che hanno conquistato anche l'Occidente. In passato si sono cimentati in questo genere Paul Eluard, Ezra Pound, Jack Kerouac ed in Italia il poeta che più si avvicinò a questa forma poetica è stato Ungaretti. Recentemente, stanno sorgendo nuove forme di haiku come il "fantaiku", teorizzato nel 1995 da Tom Brinks a soggetto esclusivamente fantascientifico e rigorosamente breve e i "viewaiku", genere che accosta brevi componimenti, talvolta frasi, ad immagini, ormai diffusosi anche come genere per l'infanzia.
Il sistema di trascrizione normalmente utilizzato per gli haikai fa riferimento al metodo Hepburn, nel quale le vocali seguono le regole di pronuncia italiana, mentre le consonanti seguono quella inglese. Il conteggio delle sillabe corrisponde al numero di onji, vale a dire al numero di ideogrammi presenti nell'alfabeto giapponese.
l'haiku nasce da questa poesia
di matsuo bhasò
Nel vecchio stagno
una rana si tuffa.
Il rumore dell'acqua.
trovo che sia un gran bell'esempio di haiku.
ho molto da imparare da te...
ho letto volentieri anche la spiegazione...
ciao ciao
....invece io, da surrogato di poeta quale sono, non l'ho capita.....detto tra noi non so nemmeno cosa sia l'Haiku...
ma riconosco più che mai che si tratta di una mia mancanza
mi piace leggerla comunque...come sentire una canzone in lingua inglese, mi piace la musica ma non capisco le parole (nemmeno l'inglese conosco)...
saluti
Maluan
Un haiku (俳句, pronuncia giapponese /haikɯ/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /ikɯ/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; pronuncia italiana /'(h)aiku/ o /(h)ai'ku/) è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe. È una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni. L'haiku fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l'haiku. Per l'estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine. Tradizionalmente l'ultimo verso è il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Soggetto dell'haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni.
Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.
Nei licei americani e in Marocco si insegnano tutt'oggi le tecniche per scrivere haiku. Jack Kerouac ne fu grande appassionato e compositore. In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si diletta a scrivere haiku. I gruppi di poeti che si riuniscono per parlare di haiku si chiamano haijin. Pressoché ogni giornale nipponico ha una sezione riservata agli haiku.
Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Basho, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoka Shiki, Chiyo. Hanno composto haiku anche Jorge Luis Borges (I diciassette haiku), Paul Claudel (Cento frasi per ventaglio), Allen Ginsberg ed Edoardo Sanguineti.
lucida mente
brillante sa capire
propri limiti
devo ammettere che sei in gamba anche se un po' rompiglioni, non cambio il mio pensiero su di te
non sopporto i smargiassi ma l'haiku e' molto bello-
pupodipezza.
dimenticavo la spiegazione su cos'e' l'haiku e' tratta anzi e' un copia incolla da Wikipedia ,gradirei
una spiegazione piu' coincisa vorrei imparare a scriverli,grazie
Rispondo a Maluan:
Nemmeno io conosco l'inglese, ma detto questo, se non è un obbligo sapere quelle straniere, è pio che opportuno conoscere quella italiana...
Sono seria, non sto ironizzando...
Ora provo a spiegare il senso di questo haiku, che, o è semplicissimo, oppure io sono scema e non l'ho capito...
"becera bocca
lucea di astri amor
priva di occhi"
Maluans, cosa significa becera? E becera bocca?
Ora mi si dirà: perché "lucea"?
Ma vediamo di che cosa riluceva: "Di astri e di amor"
Ma le stelle, non rilucono negli occhi? Sì, però queste sono stelle a fio di labbra, e così quell'"amor"
(ma non senti come sa di letterario, di arcaico, di modello super- imitato, quell'amor??)
E allora, non saranno i poeti, lle labbra dei poeti, di quelli che si riempiono la bocca di amor, amore, amore, in tutte le salse, in tutte le poesie, ogni tre righe???
Così si inflazionano le stelle,l'amore e la luce,e cosa resta da vedere, se non il buio, il buio di chi è cieco?
Vale a dire, che dobbiamo cercare l'essenza della poesia e vederla con i suoi stessi occhi, aprendo le nostre piccole menti, e... meno parole usiamo, più i significati sono incisivi; meno parole sdolcinate, perché la verità è amara e non ci possiamo spacciare per venditori di illusioni.
Rosanna
ok ragazzi è stato bello arrivederci a tutti anzi addio.....scherzo ma se ho capito che l'haiku è una poesia essenziale il resto della spiegazione mi risulta più incomprensibile dell'haiku di senzazuccheri....non me ne volete vi voglio bene lo stesso e prometto di impegnarmi per imparare l'italiano anche quello meno utilizzato
un saluto
Maluan
per questa volta la spiego
per maluan e per chi non ha inteso
"becera bocca
lucea di astri amor
priva di occhi"
l'amore luminoso sotto gli astri
invernali (poichè è la stagione più buia)
non poteva essere visto
da una bocca becera (villana - cafona- incompetente- zotica- ignorante etc..)
perchè era cieca, priva di occhi,
che appartengono a chi dovrebbe amare
ma che non capisce
La bocca metaforicamente intesa come
persona che rimane a bocca aperta
e con gli occhi chiusi (al buio)
poichè non ha capito cosa ha davanti
visto quante cose si scrivono con un semplice haiku?
quindi non è sdolcinata ma tremendamente amara
una volta capito il meccanismo è più facile scrivere che spiegare
E sì, lo sapevo che ci sono scritte un sacco di cose, ma a sapere quali!
Con tutto questo ambaradan qui dentro credevo fosse ispirata a qualche bocca becera di quelle che s'incavolano per un commento ironico (benevolmente ironico)
beh sono scema io che sono andata arbitrariamente fuori pista!
mhhhmmm...
tu: senzazuccheri di nome,
troppointelligente di cognome...
in un battere di ciglia m'hai gettato
in uno schiocco di dita mi sono ritrovata