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Pubblicata il 18/08/2006
Forse,
dovrei sapere,
quando le pause
intervengono
nel ritmo
e i suoni,
incalzano
rabbiose timidezze,
riconoscere,
tranelli di note,
lasciati cadere,
su righe
stonate
dalle passioni,
restare immobile,
mentre la pazzia,
aggiunge
eterni diesis,
sul pentagramma
della mia vita,
incompiuta sinfonia.
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Non so come te la cavi con lo strumento che suoni, ma in questa poesia sento un ritmo piacevole, in realtà un po' sconnesso, fatto di interruzioni, sospiri, come quando pizzichi e di colpo interrompi
il suono di una corda di violino, e poi lo riprendi a pizzicare. Poi sento musicalità in abbondanza, per quanto è breve il testo, condizione senza la quale non potrei leggere nessuna poesia...la musica è l'anima della poesia...Sul titolo avrei però un suggerimento da farti, anche se rappresenta bene, almeno graficamente, quel ritmo di cui ti parlavo, ma se posso avenzare questo consiglio, forse un titolo più degno della tua poesia sarebbe più gradito...comunque molto bella, sintetica, compiuta (a differenza della tua vita, come dici te stesso)...vedi tu. ciao, wolfgang

il 18/08/2006 alle 21:34