Rinasce sugli alti picchi
dell’umana scintilla
l’asciutta argilla
di vecchi al sole
Padre, muore il giorno
come farfalla, un dì
e inquietante è, la notte oscura
dalle risa fugaci
Ore ne bagnano
come pioggia, il pelo
e, paura e speranza, è
l’oscura voluttà dell’essere
Tu, da solo
silenzioso faggio
guardi oggi in viso
l’asciutto deserto
Tu, chiaro vecchio
di mente ferito leone
a sospirar le pene
d’una fede negata
Tu, passata domenica
di un’età in declino
Serio sguardo
di vuoti silenzi
Tu, verità sommersa
zolla brillante
Tranquilla coscienza
Vomere e terra di semina passata
Tu, di nuvole dipinto
Montagna e pianura di foglia fresca
Giovane acquazzone
in virtù sfiorito
Tu, ansia e nevrosi
che mi tortura
Età passata
presente e futura
Tu, mio cuore
lontano infelice
Solitario viaggiatore
d’un giorno cattivo
Tu, voglia e catene
bocca e coraggio
Perduto gioco
d’una mano imprecisa
Com’erba al vento
nuvole di carta
In sogno, congelato
d’un disegno a tempo
Tu, quartiere silenzioso
come il morire d’un giorno
Il desiderio di nuovi battaglie
Margine faticoso di bufere a rischio
Tu, orgoglio consumato
di bimbo cresciuto all’alba
Amore partorito
da stanche e deboli braccia
Tu, ansia di dolci attese
ingiusta fine d’un dono di parole
Tu padre dalle lunghe sere
parete d’ombra d’ignara paura
Tu, vuota dispensa
sapore fumante del desco familiare
Pietra e bastone
di sentimento acceso
Io, figlio distratto e assente
Rugiada, giorno, fiore e foglia
terra e alba, pianta e frutto
di questo tuo lento morire