ENERGIE SOTTRATTE
A cosa pensavo, quando riuscivo a strappare
dal caldo d'una notte, l'energia di un sogno
la dolce frenesia del giorno nuovo,
che mi faceva luccicare gli occhi,
la certezza che ci sarebbe stato un nuovo giorno.
Ho contato partenze e morti, sino a restarne contaminato.
Mia nonna aveva le tasche dolci,
mio padre mi portava sulle spalle,
mio zio strappava al mare, il marmo e le carni tenere,
mia zia ricuciva i miei squarci.
Non so se apprezzino i fiori, ne sentano quel che penso:
io ho rifiutato la loro sepoltura.
Non ricordo il nome di mia moglie,
dicono che i suoi capelli abbiano perso luce,
niente, di questo mi sarà utile.
Le donne che ho amato,
sono nuvole che hanno gia dato la pioggia,
mia figlia pensa nella propria lingua madre
e solo a tratti, rammenta il passato comune.
Cerco di non svegliarla,
mentre il mio pensiero si cristallizza
sull'ordine più elevato....
se non so perché vivo,
posso fare a meno di coniugare i verbi al futuro.
Le notti hanno tanta energia,
sottratta a chi ha il sangue fermo,
per restituirla agli innamorati.
Passo un dito sull'alone della luce lunare,
non ne ricavo sensazione alcuna
e chiudo gli occhi.