Guardavo il cielo freddo
scuro di temporale
e d’improvviso ecco stagliarsi
mille sagome veleggianti
Roteavano e planavano
piccoli punti bianchi turbinanti
gabbiani silenziosi
di un silenzio remoto
Affascinato ne seguivo le correnti
i movimenti
le traiettorie nitide
dalle imprevedibili evoluzioni
Ma ecco le ali sfocare
farsi indistinte
ed i voli sciogliersi
in caduta lieve
A larghe falde scendeva la neve
in un silenzio ugualmente assordante
rotto negli occhi dalla sorpresa
di un’identica meraviglia
Solo il tempo di sentire sul viso la sua carezza gelata
e nuovamente stupire:
nel balenare candido della neve
ancora scorgevo distinti i gabbiani
Che strano scherzo
questa magica confusione
in cui mi aspettavo di veder sparire
d’un tratto qualcosa
Ma gli uccelli continuavano a dipanare
i loro alti voli
e la neve ad imbiancarmi i capelli
ed era tutto vero
Non una, ma due meraviglie
- pensavo -
e riflettevo
sulla mia immediata incredulità
Consideravo quanto difficile sia
godere della bellezza che abbiamo sotto agli occhi
tanto che due assieme non ci paiono possibili
e fatichiamo perfino a vederle.