Siamo come biciclette metropolitane
che seguendo binari invisibili
si rincorrono senza posa
Zigzagando come vascelli
affondiamo le ruote aguzze nella nebbia
come prore audaci
e sfidiamo le piogge
e i divieti che non valgono
con l’unica luce del nostro debole fanale
E se c’è una salita
è il sudore a farla nostra
o una caduta ci arresta
e battendoci con la mano gli abiti polverosi
fingiamo di non esserci fatti male
è solo un attimo
come quando con pedalata incerta
siamo usciti sul vialetto davanti casa
sorretti dal coraggio e da una mano sicura
non la nostra
e con un misto di ebbrezza e di paura
abbiamo sentito gridare: sei solo!
Da allora pedaliamo sdrucciolando
curvi sui manubri
ognuno per la sua strada
a volte incontrandoci
a volte scontrandoci apposta o per sbaglio
in maglietta o con sciarpa e cappello
E se ci chiediamo qualche volta
dove stiamo andando
la risposta è la stessa che si demmo quel giorno
sul vialetto davanti casa
con l’eco di quella voce lontana
irraggiungibile dietro le spalle
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