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Pubblicata il 16/03/2006


AspettandoTi in un giorno di pioggia, quando il tempo è solo noia allungata a dismisura. In silenzio, con la sola musica dell'orologio a pendolo sulla parete. Ascoltando il cuore ed il cervello che non cercano altro.
(Pensieri in calma angosciosa, come alla deriva; idee perdute nei meandri impenetrabili della mente ed una nenia è come urlata nel silenzio di questo niente).

A.A.A. Cercasi disperatamente
Vita, interessi… Amore…

Attendo e, come sempre, ardo, temo e t'amo

Cercasi te… Che volutamente m'ignori
Che non mi chiami ed è l'unica cosa che dovresti fare
Che non mi vuoi ma non desideri altro
Che soffri stupidamente ed aspetti, come me…

Così io Ti aspetto, come un chiodo appeso alla parete, attaccato agli ingigantiti e sbiaditi ricordi. Incollato ad una stupida ed inutile speranza trascino i pensieri in lande sterminate mentre l’antico pianto, dimentico dell'essere e dell’avere, si perde in un ghigno inespressivo.
(Fuori il mondo distratto, l'ambigua e mutata stagione che si vendica con la pioggia, gente indaffarata si lascia sopravvivere col niente e una musica, ora, triste e malinconica, mi giunge alle orecchie e fa da base a questa sconfinata ed inutile agonia).

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riconducibile alla prosa
però interessante
:-))

il 16/03/2006 alle 10:58

Mi hai fatto toccare con mano la tua disperata agonia.....mi chiedo perchè a volte non si riesce a reagisca con forza e in maniera positiva a questa sofferenza che lentamente uccide......
Toccante e bella poesia.....GABRIELA.

il 16/03/2006 alle 11:02

in effetti è un esperimento prosa-poesia
grazie per il tempo dedicatomi e per l'utilissimo commento

il 16/03/2006 alle 17:39

ti ringrazio per il tempo dedicatomi. Se è successo vuol dire che sei sulla mia stessa lunghezza d'onda

il 16/03/2006 alle 17:41