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Pubblicata il 07/02/2006




Viene la sera
in questo povero villaggio di contadini
(Come monache di clausura
ci ritiriamo in celle di preghiera)
Il tubo catodico c'insegna a vivere
(Come un prete
sull'altare della chiesa principale)

Scende la sera
sulle teste calve dei signori del potere
(a imbonire il giorno
cosparso di frettolose riunioni)
sulle rughe d’annoiati quarantenni
(a ricordare il tempo trascorso
sulla riva dei giorni)

Il buio della sera
Come un'ombra stagliata sul muro
Cavalca facili speranze
Corteggia corpi sudati
Allontana la debole memoria
Suggerisce la voglia d’eterno
Ferisce d’ansia breve
Nasconde piccoli peccati
Soffoca grandi dolori

Viene la sera
e tu mi chiami – talvolta -
Senza parole i nostri lunghi discorsi
Come i lampi che saettano in cielo
Piccoli sussurri come stelle dell’orsa maggiore
Brevi gesti di tutta una vita
Delicate carezze lungo il corpo

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Hai ricreato con grande capacità il noioso fluire della vita in una qualsiasi cittadina di provincia che diventa archetipo della vita in generale. Bella, molto profonda. Ciao. marina

il 07/02/2006 alle 17:26

Bella questa sera che viene a lenire i dolori del giorno, a suggerire voglia d'eterno, a ispirare dolci discorsi senza parole ma delicate carezze...
Ciao,Antonio

il 07/02/2006 alle 19:30

dolce e nostalgica....la sera come coperta che copre le nostre ossa stanche...il momento dove si fa più forte il peso della gionata.... bravissimo...mare...

il 09/02/2006 alle 07:17