Volevo l'onda calma e la tempesta,
il vino e l'acqua, il cielo e l'arenile,
gli alberi, enormi Re della foresta,
e le tenere erbette dell'aprile.
In cambio avrei donato solo file
di versi da cantare ogni momento,
certo di essere il capro dell'ovile,
quello che solo vale più di cento.
E più che avevo e meno ero contento
negli anni accesi dell'età più forte,
quando, ambizioso come un monumento,
sognai perfin di vincere la morte.
Ora che ho spalancato le mie porte
a una realtà che mai volli vedere.
neppure un'ombra siede alla mia corte
e nessun verso nasce al mio cantiere.
Niente sono riuscito a trattenere
sprecando ad una ad una ogni occasione,
per declinare sempre il verbo avere
e recitar la parte del leone.
Oggi mi basterebbe l'emozione
di un fresco bacio a risvegliarmi in festa
e in cambio di quest'ultima illusione
darei tutta la vita che mi resta...