Il giorno in cui frammenti di discorsi
mi negano una luce di parole
è arrivato. Le strade che percorsi,
teso tra nebbie a un angolo di Sole,
riemergono a raccogliere i miei passi
randagi più che mai, ora che l'arco
insonne sveglia un rudere di sassi
incapace di aprirsi un nuovo varco.
Tu non ci sei alla fine della piazza,
lo so, e trascino invano le rovine
fra le aiuole stupite al'ombra pazza
di chi non crede alla parola "fne".
Ma la fine balena nei tuoi occhi
incerti al suono di ogni frase incerta
(orologio che gli ultimi rintocchi
spera di darli a una città deserta).
L'ora che fu d'amore suonò ieri.
Oggi è giorno di treni desolati
e di fughe dai soliti pensieri,
protesi alle pasture di altri prati.
Saprò trovare il gesto che cancelli
i movimenti miei seduti e pigri,
o assopiti gli istinti più ribelli
s'abituano alla pace anche le tigri?