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Pubblicata il 29/08/2003
Troppo uguale a quest'aria mi ritrovo,
a questo dolce scivolare d'ore
che son per me come un vestito nuovo
mollemente avvolgente e protettore.

Poco o niente rimane del furore
che accompagnò i miei passi appena ieri,
quando bastava un cenno intenditore
ad accendere istinti avventurieri.

Sempre in cerca di amori passeggeri
godevo Maggio di tempeste e Sole,
simile ai miei mutevoli pensieri
e ai gesti svelti più delle parole.

E forse il fatto che di più mi duole
in questo Ottobre di pacate liti
è capire che i tempi delle fole
irrevocabilmente son finiti.

Saprò dunque guardare ad altri miti
adattabili al nuovo me di adesso
ora che hanno contorni più sbiaditi
tutti gli antichi sogni di successo?

Ora che nello specchio c'è riflesso
un volto differente a ribadire
che fuori e dentro non son più lo stesso
e che vano sarebbe ogni mentire?

Come il tepore è prossimo a morire
verso una fredda meta i passi muovo,
ma pur se teso a questo divenire
bacio l'ultimo Sole e mi commuovo.





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La trovo una bella poesia, che arriva immediatamente al lettore. Mi piace il tuo guardarti dentro, bella davvero lu

il 29/08/2003 alle 21:23

...benvenuto su PH, Dalmazio
altro rappresentante dell'Alfieri, dopo Flo,
Impeccabile la tua poesia.
Già mi conosci come Airon, ci siamo scritti altrove.

L.

il 29/08/2003 alle 23:03

Grazie. Ricordo il nome Airon. Sto cercando di capire , o forse capito in questo momento, Flo sta per Floriano e tu sei l'amico che mi contattò forse su SCRIVI. Mi fa piacere, Ciao

il 30/08/2003 alle 00:46

il 30/08/2003 alle 00:47

il 30/08/2003 alle 00:47