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Pubblicata il 07/07/2003
Siamo viaggiatori di testa, piccole stelle luminose nel nostro stesso cielo; siamo laici nelle chiese dei nostri culto pagani; siamo cani lasciati in un pollaio, avari delle cose che ci sono e ignoranti di ciò che ci sarà.

Siamo libellule all'ultima ora di volo; siamo coni rovesciati; siamo tempo bello il giorno che piove e siamo soli, sempre, quando c'è qualcuno tanto vicino da non sapere più che cosa desiderare.

Siamo storie scalze sulle pianure, lente di loro volontà perché è la velocità giusta, ma non per quello che siamo; siamo le code degli uccelli, timoni delle volate più alte, impaccio delle passeggiate di riposo, e siamo le cose fosche, i pensieri pensati, le ombre del mattino e l'acqua, e il vento.

Siamo senza, siamo nel manto della neve ghiacciata, siamo taglienti; siamo carri parcheggiati sulla strada, manici di pala e pale di mulino; siamo le mensilità bisestili e gli anni dispari; siamo galeotti liberi; siamo pagliacci del circo, lobi delle orecchie, mani, piedi, siamo i padroni del mondo, dell'unico mondo che non ci passa sotto i piedi, siamo contumaci alle prime parole dei nostri figli, siamo mancini; siamo tondi come palle di ferro pesanti come se adesso fosse leggero il resto. Siamo la notte che ci porta, le macchine che sfrecciano, siamo le cose che ci sono, le cose che ci cadono addosso; siamo demanio della repubblica del tempo.
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Siamo - purtroppo - figli di Eva.
Chissà se, volendo approffondire la nostra conoscenza, troverai in qualche mia poesia
dei concetti che mi collegano a questa tua...
ma che non sarà più esaminatrice di questa.
Vitale

il 07/07/2003 alle 22:42

siamo anche figli d'adamo. e forse un po' questo ci salva. un padre peccatore, è vero, ma un padre.
chiossà se san giuseppe pensava la stessa cosa...?

grazie del bel commento.

kalema

il 14/07/2003 alle 13:06