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Pubblicata il 11/09/2026
Tornai là dove il giorno aveva perso voce,
dove ogni passo aveva il peso dell’addio;
la sorte, con un gesto elegante e feroce,
aveva spento il lume che credevo mio.

ma sotto la cenere, ostinata e leggera,
viveva una nota che non voleva morire;
la udii nella notte, quando tacque la sera,
come un filo d’argento che imparasse a salire.

non chiesi più al destino né ragione né gloria,
lasciai che il vento avesse il mio nome e il mio errore;
talvolta ciò che sembra la fine della storia
è soltanto una pausa trattenuta nel cuore.

e allora mi rialzai, senza applausi né fede,
con le mani vuote e gli occhi pieni di cielo;
chi non ha mai perduto non sa ciò che si vede
quando il buio si incrina e diventa più lieve del velo.

la vittoria venne senza annunciarsi al passo,
senza corona, senza il clamore degli eroi;
si posò sulla spalla come un ultimo contrappasso,
e per un istante il tempo non fu più tempo, per noi.

poi la musica tacque. O forse cambiò stanza.
rimase nell’aria qualcosa che non so dire;
toccai l’ultima nota, sospesa nella distanza,
e non seppi più se era la fine… o l’inizio da seguire.

pino Conestabile 1977
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