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Pubblicata il 09/09/2026
Non voglio andarmene –
non voglio allontanarmi da questa prossimità
che genera chiaroscuri –
binomi irreversibili
a sostegno di cupole stellate,
di salde stecche d'ombrello.

Quel vortice di numeri ordinali
scende per gravità
a randello cieco
sui nostri destini puntiformi.

Giù, nei bassifondi del disordine
noi, cuori di fòrmica,
tentiamo il vano schivo
della zagaglia casuale.

Poi un oltre,
una epifania di glomeri zodiacali,
zincati nel sego di stella,
pinnacolati su tessiture illetterate
al comune senso.

Perciò aspetterò ancora,
casso d'orbicolato diaspro,
in attesa del transito di un elisir
ancora in stato d'increazione
che illuminerà i forseché
ed altre supreme orbità che,
a detta di molti, sono sostenibili.

Per i nomadi,
gli Hyksos del presente,
nati dal nulla
e che del vuoto possiedono ancora
l'esatta immensa misura,
quel transito è solo arido deserto.
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