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Pubblicata il 02/06/2026
Sono un poeta
da cinquemila lire
moneta fuori corso,
ma ancora calda di tasche

mi dicono genio
ma io inciampo nei pensieri semplici
e mi sento stupido
come una porta che batte
ostinata al vento

so misurare le altezze
senza metro
riconosco i più grandi
da come occupano spazio
da come non chiedono rumore

i piccoli li tollero
li tengo in tasca
come spiccioli nervosi
che tintinnano giudizi

e mi chiedo
se questa non sia pietà
o solo un modo elegante
per non combattere

o forse è stanchezza
una tregua firmata con l’ego
una carezza armata
che rinuncia al colpo

perché a volte
chi guarda dall’alto
non è più alto
è solo più lontano
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Piaciuta!

il 02/06/2026 alle 13:29

anche questi, versi molto graditi. un saluto.

il 02/06/2026 alle 16:35

La tua poesia esprime il senso di inattualità e isolamento, sospeso tra la percezione di una propria sensibilità profonda e l'incapacità di adattarsi alla semplicità del quotidiano. ?Attraverso lo sguardo verso gli altri, distingui la nobile discrezione dei "grandi" dalla rumorosa superficialità dei "piccoli", verso cui nutri una tolleranza distaccata. Questa rinuncia al conflitto e al giudizio, tuttavia, viene infine demistificata: non si tratta di vera superiorità o saggezza, ma di stanchezza ed esistenziale lontananza dal mondo.

il 02/06/2026 alle 17:20