PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 20/05/2026
Mi domando a volte
in quale inverno distratto
ci siamo passati accanto.

forse eri dietro un vetro appannato,
in una stazione senza treni,
o seduta dentro una domenica lenta
con il cuore pieno di rondini stanche.

io avevo già addosso
tasche cucite male,
notti con i gomiti consumati,
e una faccia sdrucita
dal vento delle cose perdute.

sarebbe stato bello crescere insieme.

consumare ginocchia sull’asfalto,
dividere paure piccole
quando i mostri avevano ancora
dimensioni umane.

vederti diventare donna piano,
come fanno certe lune:
senza rumore,
senza avvertire nessuno.

e io imparare te
prima delle ferite,
prima che il mondo ci insegnasse
a chiudere le porte con due mandate.

invece vita, hai mani sporche di fuliggine.
sposti nomi,
mischi destini,
trucchi orologi.

e adesso che sei qui
ho questa strana malinconia:

quella di chi trova una casa
dopo avere imparato a dormire
sotto la pioggia.

e fa quasi male pensarti.

non per quello che sei.

per tutti gli anni
che non sei stata. ?
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Stupendo confronto con ciò che non è stato. Piaciuta molto . Un saluto

il 20/05/2026 alle 08:09

Bella. È la malinconia che ha un senso poetico. È per questo che mi piace.

il 22/05/2026 alle 13:39