PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 03/12/2025
Il tempo che s’intreccia

non so perché mi fermai quel giorno Forse fu per via del cancello sempre socchiuso, o per quella casa ai margini del paese, che pareva un rottame scampato a una tempesta.Le persiane pendevano come palpebre stanche, l’intonaco cadeva a pezzi, ma da dentro veniva un odore di caffè e di vita. Nel cortile, tra vecchi copertoni e cassette di legno, si muovevano dei gatti: almeno sette, forse di più.Uno, bianco e nero, mi venne incontro come per annunciarmi.Poco dopo, sulla soglia, apparve lui.Un uomo magro, con la pelle cotta dal sole e gli occhi limpidi di chi ha guardato troppa strada. Portava un berretto sdrucito, la camicia sbottonata sul collo, e sulla spalla un pappagallo verde che sembrava un pezzo di giungla finito lì per sbaglio". Si è persa? "chiese con voce roca.
"No, solo curiosa " risposi. Ah, allora è peggio. I curiosi si fermano. E quando uno si ferma, comincia a vedere troppo.Risi, un po’ spiazzata." È una minaccia o un invito?" "Dipende da quanto ha paura di vedere, "disse. "Vuole un caffè?" Entrai. La casa era un miscuglio di ordine e caos: stoviglie spaiate, fotografie ingiallite, un orologio fermo, e su ogni superficie un gatto addormentato.Eppure tutto pareva respirare. Si chiamava Rino. Era stato autotrasportatore per trent’anni. Mi raccontò che aveva vissuto sulla strada più che in casa, dormendo nella cabina del camion, mangiando panini sulle piazzole, inseguendo consegne e orari.“Correvo, sempre,” disse. “Per non pensare. Per non fermarmi. Avevo paura del silenzio.”"
" E adesso invece vive solo?" Solo? rise. " Guardi che confusione… lei la chiama solitudine, io la chiamo compagnia." Fece un gesto con la mano: il pappagallo si spostò sul tavolo, e due gatti balzarono giù dal divano.Prima non avrei mai potuto vivere così. Non sopportavo neanche il ticchettio dell’orologio. Ora lo cerco, il tempo che passa.
non si è mai sposato? Una volta ci ho provato, ma ero sposato col motore. Si fermò un attimo. "Sa, quando vivevo di strada mi sembrava che il mondo fosse una cosa da attraversare, non da abitare. Poi un giorno…Sospirò, versando il caffè nelle tazze. "poi un giorno ho trovato un gattino sulla strada.. Piccolo così, mezzo morto. Mi fermai. Non lo facevo mai. Lo presi, e da quel momento non sono più riuscito a correre. Mi aspettava. Ogni sera. Quel niente di vita mi guardava e io… cominciai a guardarlo anch’io." Il pappagallo, come se avesse capito, gracchiò: “Guardalo! Guardalo!” Ridemmo entrambi. "Da lì ho iniziato a capire- continuò Rino.- Che il mondo è fatto di cose minuscole che nessuno guarda. Il rumore del vento nel camino, la coda di un gatto che vibra, la luce che cambia colore alle quattro del pomeriggio".Si mise a fissare la finestra, come se da lì passasse il senso di tutto." Lei ha mai letto Rovelli? "mi chiese.
annuii, sorpresa. "Dice che tutto nell’universo è relazione. Che niente esiste da solo, nemmeno un sasso." Già. E allora pensi che meraviglia: se guardo un gatto, o un filo d’erba, e quello mi guarda, per un istante esistiamo insieme. È fisica, ma è anche poesia.Fece un sorriso storto. " E io ho passato trent’anni a pensare che il mondo fosse un muro. Invece era una finestra." Restammo in silenzio per un po’.Fuori, il sole stava calando. I gatti si muovevano tra le ombre, e ogni loro passo faceva vibrare la luce. " Lo sa qual è la cosa strana del tempo? — disse dopo un lungo silenzio. — "Che non scorre come pensiamo. In che senso? È come il vento: non va sempre nella stessa direzione. A volte gira, a volte torna indietro. Io certe notti sento ancora il rumore del motore, come se fossi lì, sulla strada. Ma poi un gatto mi salta sulle gambe e tutto quel tempo si piega, capisce? È come se il passato e il presente si toccassero per un istante.
mi guardò con gli occhi lucidi." Rovelli dice che il tempo non è un fiume che scorre, ma un nodo di relazioni. Beh, io lo credo. Il tempo non passa: si intreccia." "E lei dove si trova, in tutto questo intreccio? -Sorrise piano- "io sto dove il motore tace. Nel silenzio. È lì che il mondo si fa vedere. Lo sa, signorina — disse infine — che ogni tanto mi viene da pensare che siamo come particelle? Ci crediamo soli, ma appena ci tocchiamo cambiamo direzione. E forse tutto quello che chiamiamo amore, amicizia, o anche solo uno sguardo gentile… è questo: uno spostamento infinitesimo, ma reale." Come in un urto elastico"— dissi ridendo.
Esatto! — rise anche lui. — Un urto elastico dell’anima.
quando me ne andai, lui era ancora sulla soglia, circondato dai gatti, il pappagallo che gli beccava piano l’orecchio.Il sole lo accendeva come una lanterna. Mi voltai un’ultima volta e pensai che sì, forse per vivere davvero basta questo: fermarsi, e vedere.E in quell’istante capii che ogni sguardo, ogni piccolo incontro, era un filo che il mondo intrecciava con noi: il tempo che s’intreccia.

  • Attualmente 5/5 meriti.
5,0/5 meriti (6 voti)

Assolutissimamente d'accordo, amica mia! In questo testo si evidenziano tutte le tue virtù, in un concentrato di letteraria magia vitale. 5 calamai con congratulazioni altissime.Bacissimi e complimentissimi!

il 04/12/2025 alle 06:42

il tempo dell'incanto, della meraviglia, della semplicità. fermarsi a cogliere ciò che la fretta occulta. saper vedere per saper apprezzare. non pura curiosità, che magari ci muove, ma ricerca di un piacere da condividere. Ninetta, sei uno spettacolo di percezioni e di stupore che ancora ci deve cogliere desiderosi di bellezza. che bellezza!

il 04/12/2025 alle 08:36

Molte sono le espressioni che mi hanno colpita in questo tuo racconto ; Rino da vagabondo del mondo, sempre di fretta a inseguire il tempo diventa ''stanziale'' e si rende conto che il mondo non è un muro ma una finestra dalla quale affacciarsi e guardare e stabilire relazioni con tutto ciò che esiste , cose e non solo persone .Tutto crea un ''urto elastico'' come dici tu e lui aggiunge un urto elastico dell'anima ; è vero, nulla esiste per caso ,nulla è inutile ma tutto , che sia un sasso una pietra un filo d'erba se ci fermiamo un attimo a osservare si stabiliscono dentro dei contatti , perché il tempo non è un fiume che scorre , il panta rei ,ma l'attimo in cui si osserva davvero e non si guarda , stabiliamo dei rapporti reciproci , non so cosa possa cambiare nel sasso o altre cose inanimate ma qualcosa cambia in noi , la coscienza della vita e il tempo è un intreccio di relazioni ,un nodo che lega noi con le cose esterne . Anche tu Ninetta sei una ''stanziale'', cioè non una turista della vita perché osservi , rifletti , ami ciò che ti circonda e le vibrazioni come in un urto elastico ti restano dentro interagendo con il tuo sentire (non nel senso di udire) e modificandolo e approfondendolo . Il tuo incontro con Rino non è stato casuale come il Rino la lettura del Ravelli non è stata una semplice lettura , ma tutto trova senso nel modificare il modo di vedere e approfondire il rapporto con ciò che ci circonda . Rino non è solo anzi da che è diventato stanziale non lo sarà mai come te che sei immersa in un mondo di sensazioni derivanti dal tuo modo di stabilire '' urti elastici ''con tutto ciò , animato e inanimato che viene a contatto con te , da qui la tua capacità di ''sentire'' oltre le apparenze e di stabilire contatti nodali con tutto : nodi intrecciati di cui sei ricca . E' un racconto bellissimo e interessantissimo , bravissima Ninetta. Baci Eos

il 04/12/2025 alle 13:35

Grazie di cuore Sir! Le tue parole mi emozionano, davvero. Sono felice che la storia ti abbia trasmesso un po’ di quella magia che sentivo mentre la scrivevo! Abbracci.

il 04/12/2025 alle 17:36

Le tue parole mi hanno davvero toccata. È meraviglioso pensare che il piccolo e il semplice possano ancora sorprendermi e, ancora meglio, essere condivisi con chi sa vedere con lo stesso stupore.Abbracci e grazie sempre poe...sia , per il tuo gradito commento.

il 04/12/2025 alle 17:39

Che lettura meravigliosa Eos, grazie davvero! Le tue parole riescono a cogliere esattamente ciò che volevo trasmettere: la bellezza di fermarsi, osservare e sentire il mondo che ci circonda. È incredibile come tu abbia percepito gli “urti elastici” delle relazioni, delle cose e degli incontri. Rino, il tempo, persino un filo d’erba diventano nodi di connessione quando ci fermiamo davvero a guardarli.Mi hai fatto riflettere ancora di più sul valore di ogni attimo e sul modo in cui tutto ciò che osserviamo ci trasforma .Sono felice che il racconto ti abbia parlato così profondamente, perché leggere il tuo commento è stato come ricevere un altro piccolo urto elastico dell’anima.Un forte abbraccio cara eos!

il 04/12/2025 alle 17:56

Rino aveva sposato il camion ed era un giramondo ,fermarsi per vedere e ascoltare e' una virtu' che non possiamo avere all'ultimo della nostra vita,scritto molto bello.Un Saluto

il 05/12/2025 alle 11:36

Hai colto un punto fondamentale: per anni il camionista aveva effettivamente “sposato” la strada, come molti fanno con il proprio lavoro o con le proprie abitudini. L’arrivo del gattino però rappresenta il momento in cui qualcosa , o qualcuno, ci riporta a terra, ci ricorda che esiste un mondo che chiede di essere visto e ascoltato. La virtù di fermarsi non nasce solo alla fine della vita: può nascere quando qualcosa riesce finalmente a toccarci. Il racconto parla proprio di quella scintilla.Grazie Giancarlo, è sempre piacevole trovare il tuo commento, abbracci.

il 11/12/2025 alle 06:48

Grazie Anais...abbracci!

il 20/12/2025 alle 07:13

Mi associo agli elogi per la tua storia. E' proprio vero. Il mondo va di fretta e noi con lui, ma, dovremmo trovare tempo per fermarci anche per poco, per solo un attimo, per non perdere piccole importanti connessioni, relazioni con altre persone, ma addirittura anche con delle cose. Altrimenti restiamo isolati, non connessi con il mondo che ci circonda. Credo che noi inconsciamente lo stiamo facendo continuamente, anche senza rendercene conto. Abbraccissimo

il 08/08/2026 alle 17:15

Forse è proprio questo il punto: imparare, ogni tanto, a rallentare e ad accorgerci di ciò che abbiamo intorno, delle persone, dei luoghi, persino degli oggetti che accompagnano la nostra vita. Sono quelle piccole connessioni, spesso inconsapevoli, che ci fanno sentire parte del mondo e non semplicemente di passaggio. Un abbraccio grandissimo Fabio e grazie ancora per aver colto così bene questo significato

il 14/08/2026 alle 01:25