Assolutissimamente d'accordo, amica mia! In questo testo si evidenziano tutte le tue virtù, in un concentrato di letteraria magia vitale. 5 calamai con congratulazioni altissime.Bacissimi e complimentissimi!
il tempo dell'incanto, della meraviglia, della semplicità. fermarsi a cogliere ciò che la fretta occulta. saper vedere per saper apprezzare. non pura curiosità, che magari ci muove, ma ricerca di un piacere da condividere. Ninetta, sei uno spettacolo di percezioni e di stupore che ancora ci deve cogliere desiderosi di bellezza. che bellezza!
Molte sono le espressioni che mi hanno colpita in questo tuo racconto ; Rino da vagabondo del mondo, sempre di fretta a inseguire il tempo diventa ''stanziale'' e si rende conto che il mondo non è un muro ma una finestra dalla quale affacciarsi e guardare e stabilire relazioni con tutto ciò che esiste , cose e non solo persone .Tutto crea un ''urto elastico'' come dici tu e lui aggiunge un urto elastico dell'anima ; è vero, nulla esiste per caso ,nulla è inutile ma tutto , che sia un sasso una pietra un filo d'erba se ci fermiamo un attimo a osservare si stabiliscono dentro dei contatti , perché il tempo non è un fiume che scorre , il panta rei ,ma l'attimo in cui si osserva davvero e non si guarda , stabiliamo dei rapporti reciproci , non so cosa possa cambiare nel sasso o altre cose inanimate ma qualcosa cambia in noi , la coscienza della vita e il tempo è un intreccio di relazioni ,un nodo che lega noi con le cose esterne . Anche tu Ninetta sei una ''stanziale'', cioè non una turista della vita perché osservi , rifletti , ami ciò che ti circonda e le vibrazioni come in un urto elastico ti restano dentro interagendo con il tuo sentire (non nel senso di udire) e modificandolo e approfondendolo . Il tuo incontro con Rino non è stato casuale come il Rino la lettura del Ravelli non è stata una semplice lettura , ma tutto trova senso nel modificare il modo di vedere e approfondire il rapporto con ciò che ci circonda . Rino non è solo anzi da che è diventato stanziale non lo sarà mai come te che sei immersa in un mondo di sensazioni derivanti dal tuo modo di stabilire '' urti elastici ''con tutto ciò , animato e inanimato che viene a contatto con te , da qui la tua capacità di ''sentire'' oltre le apparenze e di stabilire contatti nodali con tutto : nodi intrecciati di cui sei ricca . E' un racconto bellissimo e interessantissimo , bravissima Ninetta. Baci Eos
Grazie di cuore Sir! Le tue parole mi emozionano, davvero. Sono felice che la storia ti abbia trasmesso un po’ di quella magia che sentivo mentre la scrivevo! Abbracci.
Le tue parole mi hanno davvero toccata. È meraviglioso pensare che il piccolo e il semplice possano ancora sorprendermi e, ancora meglio, essere condivisi con chi sa vedere con lo stesso stupore.Abbracci e grazie sempre poe...sia , per il tuo gradito commento.
Che lettura meravigliosa Eos, grazie davvero! Le tue parole riescono a cogliere esattamente ciò che volevo trasmettere: la bellezza di fermarsi, osservare e sentire il mondo che ci circonda. È incredibile come tu abbia percepito gli “urti elastici” delle relazioni, delle cose e degli incontri. Rino, il tempo, persino un filo d’erba diventano nodi di connessione quando ci fermiamo davvero a guardarli.Mi hai fatto riflettere ancora di più sul valore di ogni attimo e sul modo in cui tutto ciò che osserviamo ci trasforma .Sono felice che il racconto ti abbia parlato così profondamente, perché leggere il tuo commento è stato come ricevere un altro piccolo urto elastico dell’anima.Un forte abbraccio cara eos!
Rino aveva sposato il camion ed era un giramondo ,fermarsi per vedere e ascoltare e' una virtu' che non possiamo avere all'ultimo della nostra vita,scritto molto bello.Un Saluto
Hai colto un punto fondamentale: per anni il camionista aveva effettivamente “sposato” la strada, come molti fanno con il proprio lavoro o con le proprie abitudini. L’arrivo del gattino però rappresenta il momento in cui qualcosa , o qualcuno, ci riporta a terra, ci ricorda che esiste un mondo che chiede di essere visto e ascoltato. La virtù di fermarsi non nasce solo alla fine della vita: può nascere quando qualcosa riesce finalmente a toccarci. Il racconto parla proprio di quella scintilla.Grazie Giancarlo, è sempre piacevole trovare il tuo commento, abbracci.
Mi associo agli elogi per la tua storia. E' proprio vero. Il mondo va di fretta e noi con lui, ma, dovremmo trovare tempo per fermarci anche per poco, per solo un attimo, per non perdere piccole importanti connessioni, relazioni con altre persone, ma addirittura anche con delle cose. Altrimenti restiamo isolati, non connessi con il mondo che ci circonda. Credo che noi inconsciamente lo stiamo facendo continuamente, anche senza rendercene conto. Abbraccissimo
Forse è proprio questo il punto: imparare, ogni tanto, a rallentare e ad accorgerci di ciò che abbiamo intorno, delle persone, dei luoghi, persino degli oggetti che accompagnano la nostra vita. Sono quelle piccole connessioni, spesso inconsapevoli, che ci fanno sentire parte del mondo e non semplicemente di passaggio. Un abbraccio grandissimo Fabio e grazie ancora per aver colto così bene questo significato