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Pubblicata il 06/09/2025
Errava l’alma in cieca notte assorta,
tra vie di pietra e ciel di piombo muto;
quando, da un’ombra all’uscio d’una porta,
mirai un mendìco, il volto grave e cupo.

sul ciglio, il lume d’eterna consorte,
sovrana pace in polvere vestita,
parve che il Ciel, varcando umane porte,
a me s’offrisse in carne scolorita.

tremò la voce, e il cor piegò le fronde,
qual canna al soffio d’aure mattutine;
intesi allor che l’Altissimo s’asconde
tra i poveri, in sembianze peregrine.

e andai, portando in me quel sacro canto:
là dove langue il mondo, regna il Santo.
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Bella, quanta Fede vi ho letto, Gil.

il 06/09/2025 alle 11:34

Porgo ossequio e gratitudine alle sue nobili parole.Gil

il 06/09/2025 alle 12:19

Parole tanto accurate quanto vere, complimenti.

il 06/09/2025 alle 15:02

Ottimo poetare bellissima la chiusa.

il 06/09/2025 alle 17:51

A voi, gentili poeti, il mio grato pensiero. Gil

il 06/09/2025 alle 19:02

Ho la sensazione di rileggere cose che invece non ho scritto io e forse non ero neppure in grado di farlo. Sto godendo la lettura.

il 06/09/2025 alle 21:14

La ringrazio sinceramente per la sua generosità e il suo apprezzamento.Gil

il 06/09/2025 alle 21:45

caro Gil non ti concedo di darmi del "tu" ma molto più amichevolmente te ne prego. onorato della tua conoscenza e entusiasta del tuo dare inchiostro ai pensieri.

il 06/09/2025 alle 21:57