La poesia si apre con un “parto” che non è solo fisico ma esistenziale: un'origine che dà inizio a un cammino tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il presente, definito “ignaro”, viene travolto da un tempo sfuggente, come se non avesse coscienza di sé. L’atmosfera è ovattata, nebbiosa, come i pensieri dell’io lirico: pochi, incerti, ma custoditi dalla memoria. Il viaggio che inizia è al tempo stesso reale e simbolico: è il sogno dell’infanzia che diventa l’eterna ricerca dell’identità, in un ciclo che si ripete, come l’“eterno ritorno” di nietzschiana memoria.Un testo molto interessante.Saluti