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Pubblicata il 19/05/2025
Parto, alla ricerca delle origini.
È l’intermezzo tra passato e futuro.
È il tempo sfuggente che
travolge l’ignaro presente.

Ho pochi pensieri,
distratti dall’umida nebbia.
Li raccolgo nell’instancabile memoria.

Ha inizio il viaggio,
il sogno di un bambino,
l’eterno ritorno di un uomo.
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La poesia si apre con un “parto” che non è solo fisico ma esistenziale: un'origine che dà inizio a un cammino tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il presente, definito “ignaro”, viene travolto da un tempo sfuggente, come se non avesse coscienza di sé. L’atmosfera è ovattata, nebbiosa, come i pensieri dell’io lirico: pochi, incerti, ma custoditi dalla memoria. Il viaggio che inizia è al tempo stesso reale e simbolico: è il sogno dell’infanzia che diventa l’eterna ricerca dell’identità, in un ciclo che si ripete, come l’“eterno ritorno” di nietzschiana memoria.Un testo molto interessante.Saluti

il 19/05/2025 alle 23:22

Grazie dell'ottimo commento, complimenti. Ciao ninetta.

il 20/05/2025 alle 11:26