Che ombra loquace questo lucernaio
infoca! Pare quasi voler emulare
il poeta in simbiosi con la bellezza.
che ricerca polverosa, o esuli!
perché l'uomo è soltanto ombra
della sua matassa di leggerezza.
un lucernaio sanguigno, figlio e padre
dell'auto cannibalismo, arrancherà
sulle stelle singhiozzanti in miseria.
e l'uomo potrà forse dire: io credo?
i poeti sono frutto dello stesso bozzolo,
contaminerò versi per nobilitare idoli.
fra i vecchi pontili e le imbarcazioni
asteroidali, l'uomo sarà forse lapide
dei rantoli più serrati del Dio Pan?
o ricordi antichi, o stagioni esanimi!
che ombra opaca quest'Altro Mondo
ammutolisce! Pare quasi voler emulare
il mendicante sofferente, senza
denti per inghiottire i suoi bisogni
di uomo tradito dal sonno! Sonno
esangue, sonno eterno. L'uomo è
in continua collisione fra le mura
cadute dell'ampie città fantasma!
-Si chiama Madre! Sacro Monastero
per gli esuli, emarginati dal silenzio!-
questa è casa mia, la Terra abitata
dalle fonti fresche, e dagli dèi
dalle orme caprine, ferine orme umane.
come può l'uomo, schiavo degli echi
boscosi, spegnere il motore roseo
della vita e delle stelle singhiozzanti?
come possono i moti rotatori dei
fluttuanti mondi inospitali, tacere
di fronte alla disgrazia calunniatrice
degli anni grandi e polverosi
dei nostri secoli senz'aria. Putrido
cerume sui nostri occhi impalliditi,
dal crescente spegnimento eterno
dell'organo pulsante della vita!
dov'è Amore? Il riscatto, la salvezza?
il poeta è solo ricucitore di frutti
degenerati, scordati, gradualmente
imbiancati. Posso almeno, o Pan,
spargere le mie parole di tramortito
dolore? Forse il cielo, lassù, ricorderà
gli inni che travolsero gli uomini
nelle aurore di misericordiosa noia.
"Ricordate, o monaci, queste mie parole:
tutte le cose composte sono destinate
a disintegrarsi! Dedicatevi con diligenza
alla vostra propria salvezza!" rivelò il Redento,
prima d'esalare il suo ultimo respiro.