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Pubblicata il 16/02/2021
Sei bambina fra le mie ferree
mani, terra inesplorata
per il tuo corpo inviolato.

sei acqua che irriga l'orchidea
che abita i miei sensi,
tana dei piaceri profanati.

fu il Cielo a profanarli, sino
ad allora i nostri giardini
profumavano ogni lacrima.

ma sei anche questo: vile
disgrazia dei miei giorni cauti,
martirio del mio seno.

il bollore di un petto cremisi
che smuove le mie vele e
non retrocede all'alba dei Soli.

proclamata motivo della volta
celeste, ineccepibile orbita
in cui scorrono i Pianeti!

e poi dimmi, perché piangi?
fai singhiozzare anche me,
che sono solo pittrice

della storia del tuo sterno.
perché piangi, bambina mia?
il tuo pianto laverà dal mondo

la meschinità delle nostre
stagioni spoglie ed infuocate.
io t'amo e ti capisco!

la paura tua la sento mia
in ogni resto di organo
che risiede in questo cadavere.

gli occhi pesanti dei passanti
li sento come ombra
nel mio cammino offuscato,

ma noi, amore mio, siamo
alberi in Antartide,
supereroi del pensabile,

martiri di percussioni,
lodi d'un suffragio d'amore,
sterminate onde che

copriranno ogni continente
su cui mortale ha messo orma!
cos'altro ancora dire?

non tremare al rintocco
delle campane messaggere,
prendi le mie ferree mani

e balliamo, cantiamo!
fino a che le mie parole
non diventeranno cenere,

e la mia bocca si asciugherà
di stitichezza artistica!
baciami davanti alle stelle

curiose viaggiatrici dei tempi,
fenici grazie al lembo
del rapporto spazio-tempo.

perché ansimi? Il calore
del mio desiderio
ti sarà presto vicino,

bagnerà la tua pelle tesa
soffice come una pesca,
ed io sarò dentro di te!

bambina mia, ti donerò
le mie parole ogni qualvolta
il tuo ardimento lo desidera.
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